Di Donato, una vita dedicata ai rischi sui luoghi di lavoro

11 Aprile 2016

Il muratore figlio di abruzzesi di Vasto e Taranta Peligna diventato in America lo scrittore-paladino dei lavoratori

TARANTA PELIGNA. Ci sono esperienze che o ti salvano, contribuendo a formare una coscienza civile, o ti dannano. Aveva dodici anni Pietro Di Donato, nato a West Hoboken in New Jersey da genitori abruzzesi, quando il Venerdì Santo del 1923 suo padre, Geremia, capomastro in un cantiere edile, perse la vita in un incidente di lavoro.

Quell'abbinamento dei due morti, di Cristo e di suo padre, lo segnerà per tutta la vita. Poteva perdersi il piccolo Pietro, costretto a portare a casa il pane per gli otto fratelli (uno nato la settimana dopo la morte del padre) e per sua madre, magari affiliandosi con qualche banda che viveva e vive ai margini della società.

Poteva, ma scelse di rimboccarsi le maniche, divenne muratore come il padre e maturo una coscienza critica verso le condizioni disumane degli operai per quanto riguarda la sicurezza nell'ambiente di lavoro, aspetto critico, allora come oggi. Non solo, il muratore divenne scrittore e mise nero su bianco la sua coscienza contro le ingiustizie della società americana contro i più deboli.

VITA. I genitori erano abruzzesi, il padre di Vasto, la nonna di Taranta Peligna. Da essa prenderà il cognome. A sedici anni si avvicina al Partito Comunista dopo l'uccisione di Sacco e Vanzetti. In quest'ambiente matura la consapevolezza che l'impegno sociale è una missione. Fu un operaio edile e mantenne l'iscrizione al sindacato degli edili per tutta la vita.

Durante la seconda guerra mondiale si dichiara obiettore di coscienza, sconta per questo una pena in un campo di reclusione. Fu in questo periodo che conobbe la futura moglie. All'inizio degli anni Sessanta visita per la prima volta l'Italia e passa un periodo di soggiorno a Taranta Peligna e a Vasto. Quest'esperienza del ritorno nei luoghi dell'anima gli fa maturare l'idea di due libri: uno ambientato a Vasto e l'altro a Taranta nella storica fabbrica laniera dei Merlino.

Nel 1960, scrive l'autobiografico Three circles of light. In esso descrive la sua vita prima della morte del padre e nelle pagine è descritto il forte legame del genitore per l'Abruzzo e la comunità vastese soprattutto: tradizione, il senso di Dio, il peccato, i legami familiari, le credenze popolari. Nel 1974 trascorre una settimana a Taranta Peligna. Muore a Long Island, New York, nel 1992. È uno dei punti di riferimento per la storia dell'immigrazione italiana negli Stati Uniti e il suo libro principale, Cristo tra i muratori è considerato come il "libro proletario più importante negli Stati Uniti.

CRISTO TRA I MURATORI. Nel 1939 fu pubblicato il suo primo romanzo "Christ in concrete", che racconta la tragica morte del padre Geremia sul lavoro. Il libro ebbe subito un largo successo tanto da essere definito "uno dei più grandi romanzi proletari di tutti i tempi", il più importante libro di denuncia sociale di uno scrittore italo americano. Nel 1941, esce l'edizione italiana del suo primo romanzo Cristo tra i muratori, tradotto da Bruno Maffi e da Eva Amendola, madre di Giorgio Amendola. Nel 1949, è girato, dal regista Edward Dmytryck, il film "Give us this day", tratto da questo romanzo. Lea Padovani è l'attrice principale. Il film vince il Premio Pasinetti alla mostra del Cinema di Venezia del 1950. Altre opere: This Woman (1958); Immigrant Saint: The Life of Mother Cabrini (1960, sulla vita della prima santa americana Francesca Saverio Cabrini); Three Circles of Light (1960); Ho ucciso Maria Goretti (The Penitent) (1962, sulla vita di Maria Goretti); Naked Author (1970); The American Gospels, 2000 (Camillo Fattore, di Pescara, curò la traduzione in Italiano della sua prima stesura). Si tratta di un'accusa contro i crimini della storia (l'uccisione di Sacco e Vanzetti, l'Olocausto, la Guerra del Golfo...). Nel 1970 esce Naked author: storie brevi, articoli, episodi di mafia, di peccato, di tradizioni italiane della vita dell'emigrante. Nel 1978 il suo servizio giornalistico sul rapimento e l'assassinio di Moro (intitolato Christ in Plastic) vinse il premio dell'Overseas Press Club. Nel 2006 è uscito un documentario per la regia di Stefano Falco dal titolo Pietro di Donato, lo scrittore muratore.

TARANTA PELIGNA. Nel 2011, in occasione del centenario della nascita di Di Donato è stato istituito, grazie all'impegno del sindaco di Taranta Marcello Di Martino, il premio giornalistico a lui intitolato che vuole far accrescere in tutti i settori, la sensibilità nei confronti della sicurezza in ambiente di lavoro.

VASTO E IL MURATORE. Vasto, nel 2011, ha reso omaggio alla memoria di Pietro Di Donato con l'intestazione di una strada al suo nome (in località Canale) alla presenza del figlio Richard, giunto da Ithaca - NY - USA, e con un convegno, svoltosi nella sala della Pinacoteca di Palazzo D'Avalos. In quell'occasione Richard disse: «Il ragazzo (il padre, ndc) era diventato il più veloce e abile muratore di tutta la zona metropolitana di New York. Questo in un'epoca in cui ebbe luogo la più straordinaria, la più impetuosa espansione verticale di una città, attraverso la costruzione di grattacieli della storia dell'umanità. Pietro non era un muratore qualsiasi: era il figlio di Geremia, che riuscì a sfamare sette fratelli e sorelle e la madre Annunziata, così come divenne un famoso scrittore a 28 anni: una storia straordinaria. Leggendo l'invito del sindaco Lapenna mi sono venute le lacrime agli occhi. Perché? Io sono nato in America: la mia realtà è l'America. Per tutto il 1900 in America gli italiani sono stati ritratti essenzialmente con due clichés: quello dell'allegro pizzaiolo o quello del gangster Al Capone. Ma gli italiani d'America di Pietro Di Donato non erano né l'uno né l'altro: erano figure intime personali, complesse; erano carne e sangue, ancora caldi che avremmo visto schiacciati fra la fredda pietra e la calce».