Di Federico: la montagna è una risorsa ma viene snobbata

CHIETI. Difficoltà magari anche maggiori di quelle incontrate, trent’anni fa, nella memorabile ascesa di sette ore in solitaria alla cima himalayana dell’Hidden Peak ad oltre ottomila metri....
CHIETI. Difficoltà magari anche maggiori di quelle incontrate, trent’anni fa, nella memorabile ascesa di sette ore in solitaria alla cima himalayana dell’Hidden Peak ad oltre ottomila metri. Difficoltà che Giampiero Di Federico, originario di San Martino sulla Marrucina, scalatore di fama internazionale, guida alpina nonché valangologo e artificiere da neve, incontra puntualmente nel confrontarsi sui temi legati alla tutela e alla valorizzazione delle montagne abruzzesi. «Circa il settanta per cento del nostro territorio, dalla collina alta alla montagna vera e propria, è a rilievo e che non esiste nessuna cultura a riguardo. Dai politici all’intero apparato burocratico. Della montagna si parla magari solo in occasione di qualche calamità, più o meno grande, alla quale non si sa peraltro rispondere con competenza e serenità». Come dire che il tutto viene vissuto quasi alla stregua di un fastidio.
Di Federico, veloce e sicuro come su una parete rocciosa, non ha dubbi e continua: «Buche sull’asfalto? Si chiude la strada. Tre centimetri di neve in città? Si chiudono le scuole. Un incendio estivo nei boschi? Domina la sorpresa. Per non parlare di messaggi fuorvianti come "in Abruzzo la montagna torna ad uccidere". Allarmismo e deresponsabilizzazione che portano ad un allontanamento da quella che può costituire, nella nostra regione, una grande risorsa». Sull’asse, ovviamente, di una opzione mare-monti davvero unica, proposta a poco più di mezz’ora di auto. «Sono responsabile di alcune scuole di roccia e domani sarà aperta un’altra parete attrezzata, fortemente voluta dal sindaco Pino Finamore, a Villa Santa Maria. Noto spesso, quindi, come tanti appassionati, affascinati dalle nostre zone, non riescano a comprendere certi atteggiamenti. Da qualche tempo, ad esempio, una cooperativa, presieduta da Daniele Palumbo, si occupa, attraverso visite guidate, dell’Eremo di Santo Spirito e quest’anno si sono contate, attorno alla parete di roccia di Roccamorice sulla Majella, ben ottantamila presenze. Numeri importanti e persone che arrivano, oltre che da Roma e Napoli, anche dall’Austria e dalla Repubblica Ceca. Opportunità di lavoro negate mentre non vengono attivati corsi per guida turistica e ci troviamo di fronte, sul Gran Sasso, ai problemi di località come Campo Imperatore per non parlare della sconcertante situazione della Majelletta, in balia dei piccoli interessi di qualche operatore. Indugi, intralci e scelte sbagliate di cui si è parlato di recente, alla presenza del vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, in un incontro sul tema “Perché vietarci di andare in montagna?”. Situazioni paradossali con alcuni dirigenti scolastici a chiedere un certificato che escluda la possibilità di valanghe in occasione di una ciaspolata. Normale quando non si spiega che la montagna non va temuta ma rispettata e che pratiche avventurose di fuori-pista, come quelle esibite da qualcuno su internet, siano da evitare specie in determinati periodi». Pausa prima di scendere a valle. Ed una riflessione. «Non si capisce nemmeno», conclude Di Federico, «come i principali destinatari di alcuni interventi sulle nostre montagne siano proprio i residenti nella più popolosa fascia costiera. Allora credo che ci sia forse più incompetenza che calcolo politico».
Giuseppe Rendine
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

