Di Iorio, artista dei presepi «Padre Pio guarì mamma»

20 Settembre 2015

Personaggi della teatinità. L’ex insegnante realizza opere d’arte legate alla fede utilizzando materiali semplici. Ha partecipato a rassegne internazionali

CHIETI. La storia del personaggio a cui oggi dedico la mia vetrina, Giuseppe Di Iorio, l’artista che è capace di realizzare veri e propri capolavori tutti legati alla tradizione e alla fede religiosa usando materiale umile, come le semplici canne oppure legname e plastica, parte da lontano ed ha aspetti davvero straordinari: l’inizio può essere sicuramente rappresentato dalla foto che lo ritrae mentre prende la prima comunione della sua vita dalle mani di Padre Pio. A portarlo dal santo delle stimmate fu mamma Lucia Leva, che nel 1964, quando aveva 48 anni e 5 figli da crescere, accusava forti perdite ematiche. Si fece visitare dall’allora primario di ginecologia dell’ospedale di Chieti, professor Zulli, che avrebbe voluto subito operare la donna. Ma mamma Lucia rifiutò l’operazione e le cure farmaceutiche per prendere, insieme al marito Ferdinando, la strada che portava da Padre Pio, al quale la famiglia era devotissima.

«Padre Pio», e qui è Giuseppe che racconta ancora commosso, «pose la mano sul capo di mia madre, ce la tenne per pochi istanti e poi le disse: vai a casa dai tuoi figli, il male non c’è più. Infatti, tornata a casa fu lo stesso professor Zulli ad attestare, con suo sommo stupore, la guarigione di mamma Lucia». Dopo questo straordinario episodio nella famiglia Di Iorio la devozione a Padre Pio divenne totale: tutti i figli di mamma Lucia ricevettero la prima comunione dal frate che sarebbe poi salito agli onori dell’altare.

Fatti lontani, nel ricordo della mamma e di quel che avvenne, che hanno certamente inciso nella vita di Giuseppe, 71 anni, insegnante in pensione, sposato e padre di due figli. I suoi presepi, fatti di canne o con materiale raccogliticcio che dal 1989 nel periodo natalizio sono ospitati nella chiesa di San Domenico a Chieti, hanno avuto riconoscimenti ovunque sono stati esposti. Hanno partecipato a importanti rassegne dedicate ai presepi che si sono svolte in Italia ed anche fuori dai confini nazionali, ricevendo premi e tantissimi apprezzamenti. È stato presente più volte nella importante rassegna dei 100 presepi che si svolge a Roma. Nel 1982 ha esposto le sue opere alla Mostra internazionale dell’Artigianato artistico di Firenze. Nel 2006 Giuseppe Di Iorio è volato in America con i suoi presepi invitato a partecipare ad una rassegna che si è svolta a Filadelfia. Fu accolto con grandissimo calore dalla comunità italiana.

Sono molte anche le sue “personali”, vale a dire le mostre dedicate solo ai suoi lavori, come quella che si è tenuta recentemente nell’atrio del liceo classico di Chieti che ha avuto un grandissimo successo, di critica e di partecipazione. Un successo vissuto dal protagonista con la consapevolezza di aver operato soprattutto per rendere concreto quel che sente nell’anima e per dare testimonianza visiva, attraverso i suoi bellissimi lavori, dei messaggi universali che provengono dai presepi, cioè, dice Giuseppe «dal racconto della venuta di Gesù Cristo, umile tra gli umili, in una fredda stalla da cui poi si sono irradiati luce e immenso calore, capace di dare speranza e di riscaldare l’intera umanità».

La sua fede lo ha anche portato a dare vita ad opere raffiguranti la processione del Cristo morto di Chieti e a rappresentare altri momenti della vita religiosa e della tradizione della gente teatina ed abruzzese, sempre con grande e meritato successo. Forse nemmeno Giuseppe si aspettava, dal giorno in cui, lasciata la scuola, ha destinato gran parte del suo tempo libero a dare completo sfogo al suo estro e alla sua grande capacità manuale, di arrivare a portare i suoi lavori in tanti prestigiosi luoghi e al cospetto di sindaci di importanti città, di alti prelati, di critici e esperti d'arte. Ha fatto conoscere anche il nome di Chieti: i bozzetti realizzati per la processione del Cristo morto sono davvero piccoli capolavori che ha portato in giro per il mondo, per raccontare ciò che avviene nella antica Teate da secoli il giorno del Venerdì Santo e per suscitare emozioni che solo l'arte può offrire.

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