Di Lello, no alla perizia Ora rischia l’ergastolo

Per i giudici non basta la depressione per giustificare la vendetta su Italo L’imputato si alza in aula e implora lo sconto della pena con l’abbreviato
LANCIANO. Lo stato depressivo in cui Fabio Di Lello è sprofondato dal giorno della morte della moglie non basta a giustificare la sua vendetta contro Italo D’Elisa. Questo, in sostanza, dice la Corte d’assise di Lanciano respingendo la richiesta della difesa di sottoporre l’imputato a perizia psichiatrica e accordando al panettiere diventato omicida “solo” il giudizio abbreviato, secco. Rito che prevede sì la riduzione di un terzo della pena, ma che non mette Di Lello al riparo dal rischio dell’ergastolo per l’omicidio volontario premeditato del 21enne.
RITO ABBREVIATO. Dopo l’annuncio otto giorni fa, i difensori formalizzano in aula la richiesta di giudizio abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica sul panettiere. «Alleghiamo una documentazione di natura psichiatrica», spiega l’avvocato Giovanni Cerella, «che denota l’incapacità di intendere e volere, o quantomeno una capacità grandemente scemata, di Di Lello». A chiederlo è l’imputato stesso quando il presidente della Corte, Marina Valente, gli domanda: «Vuole procedere consapevolmente al rito abbreviato condizionato?». Fabio si alza in piedi e pronuncia un flebile «sì», accompagnato dal movimento della testa, prima di tornare a sedere, capo chino e sguardo basso.
AFFONDO DEL PM. Il procuratore capo Giampiero Di Florio, affiancato dal sostituto Gabriella De Lucia, non si fa sfuggire la prima occasione di un affondo. «Depositando la documentazione la difesa già esprime un giudizio, mi pare si stia esagerando», dice il rappresentante dell’accusa, «non è conciliabile che si presenti l’imputato come incapace e subito dopo questi sia in grado di dire di voler essere giudicato con rito abbreviato». Contro la richiesta di perizia psichiatrica si schierano anche le parti civili. «Sul diario clinico del Cim (centro di igiene mentale, ndr) il 30 gennaio, due giorni prima dell’omicidio, la dottoressa Carlesi riporta che Di Lello non sta bene e chiede un’altra consulenza psichiatrica», insiste Pierpaolo Andreoni, l’altro difensore del fornaio, «parliamo di una persona sottoposta a sette mesi di cure, può scattare un corto circuito».
NIENTE PERIZIA. Ma i dubbi del procuratore sembrano essere raccolti dalla Corte. Il presidente Valente traccia il profilo dell’imputato come «lucido, tranquillo, disponibile ai colloqui». Riconosce i suoi «disturbi personali», una «situazione psichica incontrollabile e ingestibile» che non gli ha permesso «un dovuto controllo dei suoi atti». Ma tutto questo non basta. «L’imputato ha percepito il disvalore del gesto commesso», continua la Valente, «solo la depressione non basta a giustificare l’incapacità di intendere e volere». Quindi rigetta la richiesta della perizia psichiatrica e accorda quella del giudizio abbreviato. La discussione inizierà lunedì 20 marzo.
LE REAZIONI. «Non siamo soddisfatti», si limita a dire l’avvocato di parte civile, Gianrico Ranaldi, contrario all’abbreviato. «Presenteremo altri atti in fase dibattimentale, ci dobbiamo dare da fare», commenta Cerella, «perché loro (Corte e pm, ndr) fanno riferimento solo all’episodio finale. Il fine è abbattere la premeditazione e dimostrare l’incapacità del nostro assistito». «Il diario clinico», rimarca Andreoni, «a nostro avviso conteneva elementi sui quali dedurre la necessità di una perizia psichiatrica».
PARTI TUTTE AMMESSE. Le schermaglie in punta di giurisprudenza tra accusa e difesa iniziano dall’ammissione delle parti civili. Se la difesa non eccepisce quelle dei genitori di Italo, Angelo D’Elisa e Diana Cupaiolo -presenti anche stavolta in aula- e del fratello minore Danilo, contesta però quelle dei nonni e degli zii paterni. Ma la Corte ritiene tutte le richieste ammissibili.
LA GRAVIDANZA. A differenza della prima udienza, questa volta ci sono anche i familiari di Fabio, il fratello Marco e la cognata Paola, che assistono al processo in mezzo al pubblico. Durante le pause in cui la Corte si ritira, gli avvocati spiegano loro i vari passaggi dell’udienza e raccontano di Fabio: «È di là, nella cameretta, che piange». Piange silenziosamente anche mamma Diana, i cognati le chiedono se ha voglia di uscire ma lei, imperterrita, rimane in aula. E tra i banchi di accusa e difesa si torna a parlare anche della presunta gravidanza di Roberta Smargiassi, moglie di Di Lello: «Escludo che fosse incinta», dice perentorio Andreoni.
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