Di Marco, la polizia trova l’arma del delitto

16 Ottobre 2016

Il collo di bottiglia era sul marciapiede, Cipressi l’avrebbe gettato fuggendo. Sequestrati anche dei capelli

CHIETI. L’indizio più importante dell’omicidio di Chieti Scalo sarebbe nelle mani della squadra mobile. Un collo di bottiglia di birra rotta è tra i reperti catalogati dalla polizia scientifica. Per gli investigatori potrebbe essere l’arma con cui Emanuele Cipressi, 24 anni di Chieti, secondo l’accusa ha assassinato Fausto Di Marco, musicista teatino di 39 anni, colpendolo con estrema violenza al collo tanto da recidergli l’arteria succlavia. A sette giorni dal delitto di via Pescara il quadro si è completato. Il collo di bottiglia è stato ritrovato sul marciapiede tra il circolo “3 Assi” e il Main Donner Kebab, e raccolto dai poliziotti insieme ad altre schegge di vetro poche ore dopo l’efferato delitto quando però si pensava che l’assassino avesse pugnalato la vittima. In quelle ore di dramma e concitazione gli investigatori hanno quindi cercato invano un pugnale. Il sopralluogo di due giorni fa della scientifica e della mobile, nel luogo del delitto, alla presenza del pm Giancarlo Ciani, ha però permesso di aggiungere il tassello chiave. Secondo la procura, l’indagato Cipressi avrebbe gettato il collo di bottiglia mentre fuggiva dirigendosi dalla parte del circolo. Ma non è il solo indizio nuovo.

Il pubblico ministero ha infatti sequestrato alcuni capelli repertati dalla scientifica accanto al muro esterno del kebab, quindi vicino al tavolino e al punto dello stesso muro dove il 24enne sott’accusa avrebbe spaccato la bottiglia prima di colpire Di Marco. Uno di questi capelli è molto lungo e apparterrebbe alla vittima. Se le analisi lo confermeranno sarebbe la prova di una colluttazione tra i due che, almeno in parte, non coincide con le versioni di tre super testimoni che parlano di un gesto violento e repentino di Cipressi.