Di Primio, fallita l’ultima mediazione

Oggi in aula il bilancio, Forza Italia e Udc non si presentano. Ma le assenze nell’opposizione possono salvare il sindaco
CHIETI. È il giorno decisivo. Per il sindaco dimissionario Umberto Di Primio il consiglio comunale di oggi rappresenta l’ultima chance per far approvare il bilancio. Non ha più tempo: la diffida del segretario Celestina Labbadia non gli lascia scampo, pena l’arrivo di un commissario. È un tiro alla fune tra lui e i consiglieri di maggioranza che non vogliono votare il bilancio (sulla carta sono 7 ma è tutto da vedere): oggi si capirà chi tira più forte.
Il primo strattone lo ha dato il sindaco ieri mattina: avrebbe dovuto presentarsi in assemblea a Teateservizi per dare il via libera alle assunzioni chieste dai consiglieri dissidenti e invece ha disertato. «Non mi sono presentato perché l’assemblea non è stata convocata nei termini di legge», spiega, «doveva essere indetta 8 giorni prima e non 2 come è successo. Non solo, nessuno mi ha chiamato per concordare la presenza nonostante fossero scaduti i termini». Questa la spiegazione ufficiale. Ma poi il sindaco aggiunge: «Questa assemblea avrebbe dovuto essere indetta dopo il voto del bilancio. Aver deciso di convocarla prima, mi sa di ricatto. E io l’ho detto fin da subito: non accetto ricatti». Il riferimento è ai cinque consiglieri di Forza Italia (Marco D’Ingiullo, Emiliano Vitale, Maurizio Costa, Maura Micomonaco ed Elisabetta Fusilli) - ma potrebbe valere anche per i due dell’Udc (Mario De Lio e Roberto Melideo) - che stanno insistendo sulle assunzioni nella società pubblica, perché gli sgravi fiscali derivanti dalle stabilizzazioni permetterebbero di compensare i tagli sanciti dal bilancio. Negli incontri con FI si era trovato un accordo per stabilizzare almeno i 16 dipendenti del settore tributi, ma al momento di concretizzare l’accordo in assemblea, il sindaco non si è presentato. FI ha subito riunito i vertici regionali per cercare di gestire la crisi teatina e sono ripartite le trattative. Ieri pomeriggio nella sede di piazza Unione a Pescara si sono visti i 5 consiglieri, i due assessori comunali Mario Colantonio ed Emilia De Matteo, il coordinatore regionale Nazario Pagano, l’assessore regionale Mauro Febbo e il consigliere regionale e coordinatore provinciale Daniele D’Amario. A seguito del vertice, i due assessori hanno incontrato il sindaco per l’ultima mediazione, presentando un documento con tutte le richieste forziste. Ma il sindaco ha risposto picche e D’Ingiullo ha dato ordine ai suoi di non presentarsi in consiglio.
«Sono pronto a tornare a casa», ha ribadito ieri Di Primio, «e non è detto che, se il bilancio passa, io ritiri le dimissioni», ha rilanciato. È anche possibile che il sindaco abbia optato per una posizione forte, avendo saputo che almeno 3 dei 14 consiglieri d’opposizione stamattina non saranno in aula: si tratta dei due del Movimento 5 Stelle, Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo, fuori Italia, e della consigliera Renata Sablone, a Roma per un concorso. Sarà invece presente, nonostante il piede rotto, la consigliera di Chieti per Chieti Anna Teresa Giammarino.
Stando così le cose, anche senza la presenza dei 7 dissidenti, Di Primio dovrebbe avere i numeri per far passare il bilancio con 12 voti di maggioranza contro gli 11 di opposizione. Sempre che i 12 voti di maggioranza ci siano tutti. E se il caso Donato Tacconelli, che già la scorsa volta non voleva votare, appare rientrato, ci potrebbe essere qualche altro consigliere delle liste civiche ancora in bilico.
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