Di Primio grazia il mattatoio comunale

3 Gennaio 2017

Sospende la chiusura ordinata a settembre, ma le indagini sull’inquinamento sono incomplete

CHIETI. Il mattatoio comunale torna in attività. Il sindaco Umberto Di Primio ha revocato l’ordinanza con cui il 19 settembre aveva sospeso la macellazione. La struttura, che ha sede in via Pomilio allo Scalo, serve il Teatino e il Pescarese, dà lavoro a 35 persone ed è gestita dalla coop Macellatori Teatini di Giuliano D’Alessio. Il motivo che aveva indotto il sindaco a chiudere temporaneamente il mattatoio era legato alle condizioni igienico-sanitarie del sito. Condizioni che, adesso, sembra siano state ristabilite, sebbene restino in piedi diversi punti interrogativi. A muovere la mano del primo cittadino erano state anche diverse lamentele da parte dei residenti che parlavano di cattivi odori e liquami sversati.

BLITZ DEI VIGILI URBANI. La polizia municipale si è mossa l’estate scorsa proprio a seguito di queste segnalazioni. Tra agosto e settembre i vigili urbani conducono ben tre sopralluoghi nella sede della struttura all’ex Foro Boario. Il primo c’è stato 12 agosto, il secondo il 24 agosto e il terzo il 6 settembre. In tutti e tre i casi i vigili urbani riferiscono di problemi di inquinamento ambientale. Nel verbale si parla di “aria irrespirabile”, “odore tipico delle attività di macellazione”, “liquami maleodoranti che fuoriescono dai tombini” e “reflussi nei wc di molti fabbricati della zona”. Vengono anche scoperte pompe di aspirazione che non funzionano, ma anche dopo la loro riparazione, secondo quanto riferiscono gli agenti, la puzza continua ad imperversare. Sul posto arriva anche la Asl. Il 30 agosto c’è il sopralluogo dei funzionari dell’Azienda sanitaria. La loro relazione attesta l’esistenza di uno “sversamento di liquami reflui nella fogna che serve le civili abitazioni”, cosa che non si può fare perché le acque del mattatoio sono catalogate come “reflue industriali” e dunque vanno adeguatamente smaltite. «Si ritiene» conclude la Asl, «che esistano indizi di grave inquinamento ambientale nocivi alla salute pubblica».

LA CHIUSURA. A questo punto il sindaco chiude il mattatoio. L’ordinanza del 19 settembre precisa che si tratta solo di una sospensione e pone una serie di condizioni per la riapertura. Ordina, infatti, agli uffici comunali di portare a termine ulteriori verifiche tecniche, ai gestori di ripristinare le condizioni igienico-sanitarie e alla Asl di controllare. A dicembre scorso i vigili urbani tornano al mattatoio e fanno sapere che «sono in corso le procedure atte a constatare la tenuta stagna delle vasche di raccolta delle acque industriali, nonché il percorso tenuto dai liquidi prodotti dalle lavorazioni». Anche la Asl conduce i propri accertamenti. L’esito è positivo: la richiesta bonifica pare esserci stata. Le condizioni igienico-sanitarie risultano ripristinate.

IL REGALO DI NATALE. Due giorni prima di Natale Di Primio firma l’ordinanza che sospende la chiusura. «Ritenuto che il ripristino delle condizioni igienico-sanitarie dei luoghi mediante bonifica», si legge nell’ordinanza del 23 dicembre, «costituisce condizione per la revoca» della precedente ordinanza del 19 settembre, il sindaco riapre di fatto la struttura. Nell’ordinanza, però, Di Primio utilizza una formula che mantiene una serie di dubbi sul fatto che la struttura inquini o meno l’ambiente.

I DUBBI. L’ordinanza di ripresa delle attività, infatti, dice testualmente che sono in corso procedure per capire se vi possa essere o meno problemi di inquinamento. Il mattatoio riparte «fermo restando», si legge, «la necessaria conclusione in via ordinaria delle procedure in corso per la verifica della tenuta stagna delle vasche di stoccaggio delle acque industriali, del percorso dei liquami di lavorazione, nonché del possesso dell’impianto di macellazione di un idoneo sistema di smaltimento delle acque reflue della lavorazione e di quelle utilizzate per la pulizia e disinfezione delle strutture e delle attrezzature, ivi compreso, e ove necessario, il possesso dell’autorizzazione da parte dell’Ente gestore della rete fognante, per scongiurare il ripetersi di inconvenienti igienico-sanitari». Sembrano ancora molti gli interrogativi che non hanno avuto risposta.

Arianna Iannotti