Di Primio: «In dieci anni città cambiata in meglio»

25 Agosto 2020

Il sindaco uscente in carica per un altro mese, poi lascerà il Comune «Non avrò incarichi ma potrei candidarmi per il Parlamento, parlerò con FdI»

CHIETI. «Lo dico chiaramente: non farò mai l’assessore». Il sindaco Umberto Di Primio ha un altro mese davanti, poi, lascerà l’ufficio al primo piano dell’ex Banca d’Italia. E poi? «Non avrò incarichi pubblici e anche questo è sicuro: per i prossimi due anni, lo vieta una legge dello Stato». Ma la politica è un’altra cosa: «Se in futuro ci sarà lo spazio per una candidatura nazionale non la disdegnerei affatto, anzi sono interessato. Ma è presto e ci sarà tempo per parlarne». Finisce l’era Di Primio: 25 anni in Comune, dalla prima volta con Nicola Cucullo. Di Primio saluta tutti con il sondaggio del Sole 24 Ore che lo piazza tra i 30 più amati d’Italia: «Il 57% mi rivoterebbe».
Dieci anni da sindaco, prima ancora altri 15 sempre da protagonista in Comune. Adesso, manca appena un mese alla fine del mandato: ci ha pensato?
«Ci ho pensato quando lei stesso, un anno fa, mi aveva chiesto se mi fossi ricandidato e io avevo detto di no. Nella vita c’è una stagione per ogni cosa: ho avuto la fortuna di avere un ruolo in Comune fin da giovanissimo, avevo soltanto 25 anni quando fui eletto per la prima volta, e ho avuto lo straordinario onore di guidare la città che amo. Di più non potevo chiedere per me stesso. Arrivato a questo punto, già dall’anno scorso, ho deciso che non avrei più partecipato alla vita amministrativa: una candidatura in consiglio comunale sarebbe stata di difficile gestione, sia per me che per il futuro sindaco. E così sarebbe anche per un altro ruolo: adesso tocca agli altri perché credo sia necessario un rinnovamento».
Ha presentato la lista di Fratelli d’Italia ma non si è candidato: sindaco, ora che farà?
«Per adesso la campagna elettorale: voglio che tutto quello che abbiamo ottenuto in questi anni possa vedere la luce con il centrodestra e, soprattutto, con chi ha lavorato con me. Poi, sono dirigente nazionale di FdI e farò politica, guardando ovviamente alla città di cui sono innamorato e di cui non posso disinteressarmi; tornerò a fare l’avvocato a tempo pieno, un’altra grande passione».
E si candiderà alla Camera dei deputati o al Senato?
«Se ci sarà lo spazio per una candidatura nazionale non la disdegnerei, anzi sono interessato. Vedremo: nel partito ci sono tante figure autorevoli».
Che voto dà ai suoi 10 anni in Comune?
«Non posso darmi voti da solo: è da sciocchi autovalutarsi. Però posso dire che, a volte, ho fatto più di quello che potevo e l’ho fatto sempre guardando agli interessi generali e mai di parte; posso dire di non averci guadagnato niente; e posso dire che lo straordinario onore di essere stato sindaco di Chieti ripaga di tutti i sacrifici fatti. Per la mia amministrazione, il voto non è da 10 perché non siamo stati capaci di realizzare tutto quello che avremmo voluto. Però, in 5 anni abbiamo portato a Chieti 73 milioni di finanziamenti, l’ultimo, il più gratificante, sono i 210mila euro per il Dopo di Noi a favore dei disabili. Questi numeri sono un grande risultato e lo dico a chi, in campagna elettorale, va ripetendo sempre che è necessario trovare nuovi finanziamenti. Noi abbiamo investito nel sociale quasi 17 milioni di euro in 5 anni e non è affatto poco. È vero: mancano ancora le manutenzioni perché non ci sono più fondi. Su questo non siamo riusciti a invertire la scarsa capacità di incasso del Comune e questo genera mancanza di liquidità».
Quindi, la Chieti del 2020 sta meglio o peggio di quella del 2010?
«Io ho ereditato una Chieti con il Teatro Marrucino con 4 milioni di debiti, una capacità di cassa azzerata, disagi ovunque. Ora, la città è pronta per costruire il proprio futuro».
Lei parla spesso al futuro e della città che verrà: le grandi opere promesse diventeranno realtà?
«Chi arriverà in Comune si troverà l’appalto di San Giustino già pronto e i lavori partiranno oggi; la settimana prossima sarà riconsegnato al Comune il cantiere del tunnel di largo Barbella; entro settembre potrebbe essere affidato l’appalto per il rifacimento del terminal bus con il raddoppio del parcheggio di via Gran Sasso, compreso la nuova scala mobile. Tutti i finanziamenti di cui parlo io sono già disponibili».
Il ricordo più bello dei questi 10 anni?
«Ne ho più di uno ma la cosa più bella resta essere fermato per strada in modo cordiale. Mi gratifica la consapevolezza di essere il sindaco delle persone comuni e dei ragazzi che al supermercato dicono “c’è il sindaco”. Tra le cose belle metto anche i rapporti umani nati e cresciuti in questi 10 anni».
E il più brutto?
«Il caso giudiziario del Megalò 3 mi ha profondamente segnato anche se sono tranquillo: sapere di non avere fatto niente e trovarsi in quella condizione non lo auguro a nessuno ma so che, nel gioco della politica, ci può stare. Episodi così, però, non lasciano indenne una persona perbene. Poi, c’è l’irriconoscenza di alcune persone alle quali avevo aperto le porte di un rapporto personale e non solo politico: dimenticarsi delle cose fatte per altri interessi sopraggiunti continua a lasciarmi amareggiato. Ma queste cose mi passeranno».
Cinque candidati sindaci: che ne dice?
«Io sono un uomo di centrodestra, anzi direi più di destra, e tifo per la mia coalizione ma faccio l’in bocca al lupo a tutti. Un consiglio però: non commettere l’errore di dire quanto è brutta la città di oggi pensando che domani, con altri in Comune, sarà più bella. Così si rischia di dire stupidaggini».