Di Primio lascia il Comune: ora mi prendo una pausa

4 Ottobre 2020

Il sindaco svuota l’ufficio dopo 10 anni: ho le foto con tre Papi, periodo fantastico Domani l’ultima riunione con i presidi per riaprire le mense scolastiche

CHIETI. «Ho fatto ripulire la stanza ed entro domani sarà tolto tutto: lì dentro ci ho passato 10 anni della mia vita. Ho riempito 4 scatoloni soltanto con le targhe regalate al sindaco di Chieti. Ora, mi prendo una pausa dalla politica». Umberto Di Primio si prepara a lasciare il Comune dopo 10 anni da sindaco e altri 15 da protagonista della città: è stato presidente del consiglio, assessore e anche consigliere di opposizione. «Sono sempre più convinto che non candidarmi al consiglio comunale sia stata la scelta giusta», dice Di Primio, «quello che potevo fare per Chieti l’ho già fatto: di più proprio non avrei potuto fare». Del resto, nel 2010, si era presentato a chiedere i voti dei teatini con il motto “Per Chieti voglio di più”. E adesso? «Torno a fare l’avvocato, magari potrei fare il commentatore politico, un po’ come fanno gli ex giocatori di calcio e dare le pagelle», dice il sindaco che, però, non ci sta a essere considerato già un ex: in Fratelli d’Italia vuole avere un ruolo di vertice e, magari, tentare una scalata al Parlamento alle prossime elezioni politiche.
Domani si saprà il successore di Di Primio, se sarà Fabrizio Di Stefano del centrodestra o Diego Ferrara del centrosinistra: «Non andrò nei comitati elettorali», dice il sindaco, «me ne starò nel mio studio a lavorare: ogni tanto mi collegherò con Rete8 per sapere come va. Ma tanto ci sono anche i rappresentanti di lista che mi manderanno su Whatsapp tutti i dati minuto per minuto».
Domani, prima della chiusura dei seggi elettorali, per Di Primio ci sarà l’ultimo impegno istituzionale da affrontare: «C’è da risolvere il problema delle mense scolastiche che devono essere adeguate alle norme anti-Covid: domani incontrerò i presidi e la società che gestisce la mensa, la Ladisa, per decidere come fare. Al più tardi, lunedì prossimo, le mense saranno in servizio». È l’ultima promessa da sindaco alle famiglie, poi, toccherà a un altro guidare il Comune.
Al successore, Di Primio lascia il busto di Gabriele d’Annunzio accanto alla scrivania, quello con la sciarpa del Chieti annodata al collo, quasi un omaggio agli studi del Vate al liceo classico Vico: «Quel busto non è mio», dice Di Primio, «è del Museo Barbella. Per il resto, mettendo in ordine, ho trovato di tutto, a partire dalle fotografie che sembrano banali ma che raccontano il tempo che passa e le cose fatte: ho cominciato quarantenne e me ne vado da cinquantenne. Io ho le foto con tre Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e anche Francesco. Ho trovato un paio di guanti da portiere che avevo comprato in occasione di una partita di beneficenza e, poi, tanti disegni dei bambini, libri con le dediche e lettere dei cittadini. Sono stato un sindaco legato alla città: ieri una residente mi ha scritto un messaggio per segnalarmi un tombino rotto. Del resto, non avrei saputo fare il sindaco in un altro modo: bastava un acquazzone per tenermi sveglio la notte e pensare a come organizzare i servizi in caso di allagamenti e frane. E diciamo che in questi anni non c’è mancato niente».
Di Primio saluta il Comune e assicura che lo fa «senza nostalgia»: «Non sono dispiaciuto», racconta, «mi sono avvicinato alla fine del mio secondo mandato con tranquillità: sapere che ormai non ci sarà più quel carico di responsabilità quotidiana che mi sono caricato sulle spalle da solo, un po’ mi fa tornare a respirare. Davanti a me ho la prospettiva di stare più sereno e non mi sembra affatto poco. Ho fatto il sindaco per 10 anni, l’ho fatto per tutti e ci ho messo tutto me stesso».
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