Di Primio salvo, ma è rissa È già lite per le elezioni

Approvato il bilancio con i voti di Forza Italia ma scoppia un’altra polemica Il sindaco incassa il sì e poi attacca: capriccio vinto. D’Ingiullo: gesto vigliacco
CHIETI. È salvo il sindaco Umberto Di Primio che resterà in Comune fino al 2020 e concluderà il suo secondo mandato. Ma il voto di ieri in consiglio comunale, con il via libera al bilancio anche dai 5 ribelli di Forza Italia tornati in maggioranza per sventare l’arrivo di un commissario, scatena un’altra lite. E stavolta lo scontro ruota già intorno alle prossime elezioni comunali: mancano 9 mesi al ritorno alle urne ma tira già aria di campagna elettorale nel centrodestra teatino. È una lotta per primeggiare e imporre il proprio candidato tra Forza Italia, con l’assessore regionale Mauro Febbo a recitare il ruolo di stratega dei dissidenti, e Fratelli d’Italia, ormai sempre più fedele a Di Primio.
Al consiglio decisivo di ieri – dopo lo scambio di deleghe tra gli assessori Carla Di Biase e Giuseppe Giampietro che resta vicesindaco – si sono presentati anche il capogruppo forzista Marco D’Ingiullo e i consiglieri Maura Micomonaco, Emiliano Vitale, Maurizio Costa e Elisabetta Fusilli: una presenza ormai irrituale tanto che l’assessore Mario Colantonio ha immortalato i 5 con una foto scattata con il suo cellulare. Ma la calma nel centrodestra è durata meno di tre ore. Dopo il sì al bilancio, il sindaco ha preso la parola e ha sparato a zero contro Forza Italia dicendo che chiedere lo scambio di deleghe è stato «un capriccio vinto»: «Si sarebbe potuto fare tutto senza ricatti», ha detto Di Primio. E il sindaco ha detto anche questi mesi di veleni hanno lasciato «una cicatrice» nella maggioranza: vuol dire che quello che è successo riscriverà i rapporti nella coalizione. È lo stesso concetto espresso da Antonio Tavani, coordinatore provinciale di FdI: «Chi ci ha ricattato oggi non può immaginare che avremo la stessa disponibilità per le prossime elezioni comunali. Non accettiamo lezioni di politica da chi usa il ricatto per ottenere stupide vendette». Questa la replica di D’Ingiullo a Tavani: «Nessun gioco al rialzo e nessun ricatto da parte di Forza Italia ma una semplice richiesta per dare maggior stimolo a uno specifico settore, il commercio, in cui in questi quattro anni non ha prodotto nulla. Le esternazioni del rappresentante di FdI Tavani che dice no a tutto e che poi viene puntualmente smentito e costretto alla ritirata grazie alla saggezza del suo diretto superiore dimostrano come il suo intervento sia infondato e dettato da un momento di sconforto per essere stato prontamente smentito. Noi di Forza Italia siamo liberi di immaginare qualsiasi prospettiva e alleanza politica futura di certo non dobbiamo tenere conto di quello che può passare nella mente di Tavani». E D’Ingiullo, al termine del consiglio, ha parlato così del sindaco: «Di Primio ci ha attaccato dopo aver ottenuto il nostro voto sul bilancio», ha detto il capogruppo di Forza Italia, «se l’avesse fatto prima l’avremmo rimandato di certo a casa. Il suo è stato un intervento vigliacco ma che ci farà pensare sull’andamento della coalizione». La polemica non cessa e le acque restano agitate: la crisi non si chiude. Anche perché Forza Italia, rispetto alle richieste iniziali di cacciare l’assessore Di Biase dalla giunta e di stabilizzare i 48 precari della Teateservizi, ha ottenuto solo il cambio di deleghe dell’assessore: non più commercio ma pubblica istruzione. Troppo poco per giustificare tre mesi di muro contro muro.
Il bilancio è stato approvato con il voto favorevole del presidente del consiglio Liberato Aceto, in precedenza schierato contro il sindaco: un tentativo di riannodare i rapporti? «Dissentire non significa tradire, dissentire è una forma di costruzione», ha detto Aceto, «non ho niente di cui vergognarmi e voto questo bilancio con senso di appartenenza alla coalizione di centrodestra». Ma anche il comportamento di Aceto potrebbe avere conseguenze nella politica cittadina.

