Di Primio: un’unica prefettura all’Aquila

15 Settembre 2015

Proposta del sindaco: non è l’ora dei no, andiamo alla trattativa che salvi però le sedi delle questure e dei vigili del fuoco

CHIETI. Una prefettura unica all’Aquila e tre sedi distaccate a Teramo, Pescara e Chieti. Ma nessun taglio a questura e vigili del fuoco. Questa la proposta alternativa che Chieti farà al governo per non subire passivamente il taglio di prefettura, questura e vigili del fuoco. Nel frattempo la strategia sarà quella di fare squadra con gli altri territori svantaggiati dalla riforma, a cominciare da Teramo. Ma non solo, ci sono altri 21 capoluoghi di provincia penalizzati che avrebbero tutte le ragioni per condurre avanti una battaglia comune contro i diktat romani. La proposta è stata lanciata dal sindaco Umberto Di Primio nel corso dell’assemblea pubblica di ieri pomeriggio indetta dal Comitato per la salvaguardia e il rilancio della città di Chieti che ha in Giampiero Perrotti il suo portavoce. La riunione è stata accolta da una strapiena sala consiliare della Provincia, ente rappresentato dal consigliere provinciale Paolo Sablone.

«Non è il momento delle divisioni. Questa è l’ora dell’unità per difendere gli interessi della città», ha detto Perrotti in apertura, illustrando le ragioni della riunione. Perrotti ha anche chiesto un consiglio comunale straordinario su questo problema e il presidente dell’assise civica, Liberato Aceto, ha risposto al suo appello assicurando che entro il mese una riunione. La proposta del sindaco ha spiazzato chi aspettava battaglie campanilistiche a difesa della città. Dopo una campagna elettorale improntata sul campanilismo, Di Primio cambia strada. E diventa più realista: «A Roma, all’epoca della battaglia contro l’abolizione della provincia», ha detto il primo cittadino, «mi sono sentito ripetere se Chieti stava o meno a 15 chilometri da Pescara. Un fatto purtroppo inoppugnabile. Perciò non possiamo andare avanti solo con i no, le lamentele e le richieste. Servono proposte su cui confrontarci». Di Primio ha trovato subito una sponda istituzionale nel consigliere regionale Mauro Febbo e nell’onorevole Fabrizio Di Stefano. Febbo ha annunciato che già nel consiglio regionale di oggi presenterà un ordine del giorno su questa proposta su cui cercherà una intesa trasversale. Anche lui mostra di voler lavorare di strategia, «senza andare allo scontro politico-ideologico né territoriale», aggiunge, «anche perché non so quanti comuni della provincia seguirebbero Chieti in questa battaglia».

Alla proposta del sindaco, Cinzia Di Vincenzo ha affiancato un’altra proposta che può viaggiare tranquillamente in maniera parallela a quella di Di Primio: «Ripartiamo dalla forza del progetto pilota sulle caserme dismesse, che prevede un polo amministrativo alla Berardi e la cittadella della cultura alla Bucciante. Ebbene la Berardi può diventare un punto di riferimento anche per gli uffici amministrativi pescaresi». Per Di Vincenzo occorre dunque cogliere questa occasione «non per tamponare provvedimenti nazionali ma per aprire un tavolo regionale su cui presentare una visione d’insieme».

Se la politica sceglie dunque la strada della trattativa e della mediazione, ciò non toglie che la popolazione non debba far sentire le proprie ragioni in maniera forte, decisa e compatta. Lo hanno ribadito tutti gli intervenuti.

Cristiano Vignali ha chiesto un’azione forte «che blocchi la regione e il territorio, perché la passeggiata sul corso non basta». Aurelio Bigi ha ipotizzato una trattativa politica che trovi forza nel “rumore del popolo”. E Paolo Ciammaichella, con la voce rotta dalla commozione, ha “pregato” perché non ci si divida. «Tutti insieme per affrontare il nemico dall’esterno», come ha auspicato il regista Fabrizio Franceschelli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA