Di Stanislao, 6 anni e mezzo per il crac

La Corte d’Appello condanna (con pene ridotte) anche altri quattro ma assolve Di Paolo, Angelucci e Sammarco
LANCIANO. La Virtus Lanciano si appresta ad iniziare la 4 stagione in serie B, la vecchia società, la SS Lanciano calcio fallita nel 2008 - un crac da due milioni di euro- è invece immischiata in guai giudiziari. Dopo le condanne in primo grado, il processo per bancarotta è approdato in appello. E la sentenza emessa dal tribunale aquilano, fa tirare un sospiro di sollievo a Riccardo Angelucci, Alfredo Di Paolo e Gino Sammarco che nel processo per il crac, il riciclaggio di assegni, truffa e reati fiscali che comprendeva anche Paolo Di Stanislao, ex patron del Lanciano Calcio, Patrizia Bernardi Patrizi, compagna di Di Stanislao, Antonio Alimonti, Paolo Massari e Giuseppe Ielo, hanno visto le pene ridursi sensibilmente, Angelucci, e estinguersi con l’assoluzione, Di Paolo e Sammarco. Angelucci, rappresentato dall’avvocato Consuelo Di Martino, figurava anche come parte lesa. Sarebbe stato vittima della truffa architettata da Di Stanislao, Patrizi, Ielo e Sammarco, che si sarebbero impossessati del Lanciano calcio, del valore di 700mila euro, senza pagare nulla, perché garantirono l’acquisto con un polizza fideiussoria risultata scoperta. Angelucci che in primo grado era stato condannato a due anni e 6 mesi in appello ha visto la pena ridursi a 9 mesi, perché è stata riqualificata la bancarotta in semplice, anziché fraudolenta, e le pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici, da 10 anni sono scese ad un anno. Pena sospesa. Alcuni reati sono caduti per prescrizione, altri sono stati riqualificati ma alla fine a Di Stanislao, condannato in primo grado a sette anni di reclusione e 3mila 200euro di multa, la Corte ha abbassato la pena a 6 anni e 6 mesi. I cinque anni di reclusione inflitti a Patrizia Bernardi Patrizi, compagna di Di Stanislao, e ad Antonio Alimonti, 58anni, di Roma, impiegato di Banca, sono diventati 4 anni e 9 mesi per la Patrizi mentre per Alimonti sono scesi a 3 anni e 6 mesi. Confermata la pena per Massari, 63 anni, romano, legale rappresentante della società dal 10 novembre 2006 al 7 giugno 2007, a 3 anni e sei mesi di reclusione. Ma l’avvocato Mauro Vastano è pronto a far ricorso in Cassazione. E’ invece soddisfatto l’avvocato Fabrizio Acronzio di Teramo perché il suo assistito, Di Paolo, 39 di Teramo, legale rappresentante della società dal 7 giugno 2007 al 3 gennaio 2008 che era stato condannato a 3 anni e due mesi, è stato totalmente assolto dai reati di bancarotta documentale e da altri reati fiscali. Giuseppe Ielo, 58 anni rappresentate della società dal 28 agosto all’10 novembre 2006 invece ha preso due anni; un mese in meno rispetto al primo grado. Altra assoluzione, quella di Gino Sammarco 66 anni che aveva preso un anno, pena sospesa. Per lui la Corte ha deciso il "non doversi procedere". Dopo le motivazioni attese per fine di agosto potrebbero partire i ricorsi in Cassazione. Sarebbe l'ultimo grado di giudizio per gli imputati condannati in un processo partito dopo molti rinvii nel 2012, a quattro anni dal fallimento della società poi rilevata dalla famiglia Maio.

