Di Stefano: Forza Italia assente, peccato

Sul manifesto c’è il simbolo, ma mancano i rappresentanti dopo la spaccatura con Febbo. L’ex senatore: noi già al 54%
CHIETI. Il simbolo c’è, il partito no. Sul nuovo cartellone elettorale della coalizione di centrodestra che sostiene il candidato sindaco leghista Fabrizio Di Stefano spicca il simbolo di Forza Italia, insieme a quelli di Lega, Fratelli d’Italia, Unione di centro, Ideabruzzo e Giustizia sociale. Ma ieri alla presentazione ufficiale della coalizione, di FI non c’era nessuno. A sedersi al tavolo con il candidato sindaco c’erano solo il responsabile regionale della Lega Luigi D’Eramo, il coordinatore provinciale di FdI, Antonio Tavani, quello dell’Udc, Andrea Buracchio, il responsabile di Ideabruzzo Donato Marcotullio, e quello di Giustizia sociale, Bruno Di Paolo. Eppure Di Stefano continua a tendere la mano ai forzisti. E non solo a loro, perché l’appello è anche ad altre forze civiche. Di Stefano non dice quali ma è lecito ipotizzare che pensi a quelle non troppo lontane dal centrodestra, come potrebbe essere, ad esempio, il polo civico di Paolo De Cesare, che di recente ha visto perdere un pezzo della coalizione a favore di Di Stefano, come dimostra la candidatura in FdI di Antonello D’Aloisio, fino febbraio sostenitore di De Cesare. Di Stefano assicura che la volontà di allargare la coalizione non è dovuta alla paura di perdere. Parla, infatti, di un sondaggio che lo vede vincente al primo turno con il 54% dei consensi. «La volontà di allargare la coalizione è dovuta alla volontà di portare avanti un progetto improntato alla massima condivisione», dice il candidato, «visto il difficile momento che la città, l’Italia e il mondo intero stanno attraversando a causa della pandemia. E poi ci sono persone che considero amiche e che a mio avviso stanno facendo un errore». Quanto a Forza Italia, «questa assenza mi dispiace soprattutto perché mortifica la città, visto che il progetto politico per Chieti subisce un piccolo rallentamento per vicende che riguardano una cittadina importante ma che nulla ha a che fare con il futuro amministrativo del capoluogo teatino, mi riferisco alla vicenda avezzanese». Il giorno prima della conferenza stampa si era svolto, infatti, un vertice del centrodestra sulle candidature alle comunali di Avezzano, vertice chiuso con un nulla di fatto, rinviato alla prossima settimana. Archiviata la questione FI, Di Stefano dà anche una bacchettata al Partito democratico. Adombra, infatti, la possibilità che il Pd non si stia dando da fare come suo solito in campagna elettorale e poi, sibillinamente, manifesta la speranza che «Diego Ferrara resti il candidato sindaco di centrosinistra», riferendo voci contrastanti al riguardo. A riprendere la questione FI è D’Eramo, la persona che ha chiesto di far fuori dalla giunta regionale il leader forzista Mauro Febbo. D’Eramo ieri ha rivolto un appello al coordinatore regionale del partito, Nazario Pagano, dicendosi certo che saprà «superare il momento di difficoltà e confusione». Buracchio ha annunciato l’inaugurazione della sede il 18 luglio con il segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa. Tavani ha sottolineato che il suo partito ha sempre lavorato per l’unità della coalizione ed è anche l’unico che ha speso parole chiare di approvazione per l’amministrazione uscente e per il sindaco Umberto Di Primio, ancora una volta assente. Di Paolo ha ricordato le battaglie fatte con Di Stefano per mantenere in città le sedi dei Monopoli di Stato e della commissione per la verifica dell’invalidità civile. Marcotullio ha riferito della politica condotta sul territorio, insieme al candidato sindaco, per ascoltare i problemi dei residenti di tutte le zone della città, a cominciare dalle periferie.

