Diagnosi errata, rito abbreviato per il medico
Accusata di aver scambiato il morbillo per eritema causando danni permanenti a una studentessa
LANCIANO. Si svolgerà il prossimo 9 giugno con rito abbreviato subordinato al deposito della perizia della difesa, redatta dal dottor Raffaele Ciccarese, il processo nei confronti di T.R., medico di guardia dell’ospedale Renzetti, accusata di lesioni personali colpose nei confronti di una ragazza di Lanciano, in stato vegetativo permanente dal 2011. La giovane fu colpita da encefalite morbillosa, conseguenza di un morbillo non diagnosticato né a Milano dove studiava né a Lanciano dove fu ricoverata dopo due giorni di febbre, mal di gola e bolle.
Ieri, all’apertura del processo, la ragazza e la sua famiglia, rappresentati dall’avvocato Piero Nasuti, si sono costituiti parte civile chiedendo il risarcimento danni (non quantificato) e chiedendo soprattutto chiarezza, di capire perché una studentessa piena di vita da anni è in uno stato vegetativo e se il morbillo fosse diagnosticato in tempo si sarebbe potuta evitare questa drammatica conseguenza.
A ottenere il giudizio abbreviato subordinato alle perizia è stato l’avvocato dell’imputata, Massimiliano Sichetti, che intende dimostrare l’assenza di nesso causale tra la condotta del medico e la manifestazione della malattia. La ragazza, infatti, venne ricoverata una sola notte al Renzetti e sottoposta ad esami ematici specifici, i cui esiti sarebbero stati noti nelle 48 ore successive. Invece la mattina seguente peggiorò e fu trasferita a Pescara. In un primo momento, infatti, la Procura chiese l’archiviazione. Ma il caso fu poi riaperto dalla famiglia che si oppose e ottenne il rinvio a giudizio della dottoressa del pronto soccorso, mentre la posizione di altri cinque medici dell’ospedale Renzetti, che erano stati coinvolti inizialmente nell’inchiesta, fu archiviata. Per la Procura il medico avrebbe qualificato erroneamente il morbillo come eritema da intolleranza da farmaci le bolle e gli altri sintomi che la ragazza presentava e le avrebbe somministrato del cortisone che avrebbe parzialmente soppresso la risposta immune al virus, cagionando un aggravamento della patologia in atto che sfociò in encefalite post morbillosa, in conseguenza della quale la paziente entrò in uno stato vegetativo permanente. Errori di «imprudenza, imperizia e negligenza». Per la difesa, invece, non ci sarebbero nessi causali. Gli esami ematici specifici furono fatti ma non ci fu il tempo di avere le risposte: la donna peggiorò e fu portata a Pescara. Toccherà al giudice dare delle risposte. (t.d.r.)

