Dialifluids, chiude una linea dell’impianto
Canosa, manifesto funebre sulle strade: “La Plumat è venuta a mancare”. Futuro sempre più incerto
CANOSA SANNITA. «La Plumat è venuta a mancare». Con un manifestino funebre affisso tra le vie di Canosa Sannita, gli operai della Dialifluids hanno trovato un modo tra l’ironico e il drammatico per comunicare la chiusura di una linea all’interno dell’azienda che produce liquidi per dialisi preconfezionati in sacche.
Si sta chiudendo, così, il sipario su una vertenza durissima, condensata di tensioni e sviluppi clamorosi. Rimane attiva ancora una linea, ma a luglio le macchine si spegneranno del tutto e i 120 lavoratori del sito canosino potranno solo sperare in un futuro diverso.
Prospettive positive che per il momento appaiono un miraggio. «Dall’ultimo incontro ministeriale del 23 aprile noi non abbiamo saputo più niente», sostiene Alessandro Primante, delegato Rsu Uil. Che poi non manca di lanciare una stilettata alle istituzioni e in particolar modo al vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli: «C’è da dire che non ha rispettato in pieno i patti con i lavoratori. Ci aveva assicurato che si sarebbe fatto risentire ma così non è stato. Non mettiamo in dubbio la sua buona fede e il fatto che stia lavorando per noi, però le maestranze sono deluse per questa sua assenza a più di un mese dall’ultimo vertice ministeriale».
Nell’incontro al Mise la Fresenius Medical Care aveva comunicato a Lolli e ai sindacati che nessuno dei due potenziali compratori, con cui la multinazionale tedesca era in trattativa per la cessione dello stabilimento di Canosa Sannita, aveva fornito le sufficienti garanzie per garantire una produzione futura nel sito.
A giorni, però, potrebbe esserci un nuovo incontro tra le sigle sindacali e Lolli per portare avanti la vertenza che, come dichiarato da Carlo Petaccia, segretario della Cgil, è tutt’altro che chiusa: «Spero che si chiariscano almeno quali erano le volontà delle due aziende che la Fresenius non ha ritenuto valide».
Nel frattempo, però, la situazione in fabbrica appare sempre più insostenibile: «Molti stanno andando via», riprende Primante, prima di chiudere con un augurio. «Spero che l’azienda dia modo ai lavoratori di poter tentare altre strade lavorative, permettendo loro di staccarsi temporaneamente dalla cassa integrazione straordinaria, come è nel diritto di tutti».
A poche settimane dal cessate le attività, per i 120 operai della Dialifluids la realtà è al momento un brutto incubo. (a.s.)
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