Dialifluids, gli operai contro la Regione

In 120 da domani tornano a incrociare le braccia per i posti a rischio. I sindacati a D’Alfonso: promesse non mantenute
CANOSA SANNITA. Non si arrendono, tenteranno il tutto per tutto nonostante l'incubo sia sempre più vicino. Gli operai della Dialifluids da domani torneranno a scioperare, lo faranno nella prima grande forma di protesta di questo 2015, a pochi mesi dalla chiusura dello stabilimento di Canosa Sannita prevista per luglio. Sotto le targhe sindacali di Cisl e Uil, le maestranze riprenderanno a chiedere chiarezza e rispetto per il proprio lavoro, ma questa volta ad essere presa di mira non sarà l'azienda, ma l'amministrazione regionale, da cui i 120 operai si aspettano un maggiore impegno per la salvaguardia dell'attività del polo canosino. Questi vorrebbero una più ampia partecipazione dei politici regionali, ma «dopo le elezioni nessuno si è più fatto sentire» commenta Alessandro Primante, Rsu aziendale della Uil, da sempre in prima linea nella lotta contro la chiusura dello stabilimento della cordata tedesca Fresenius Medical Care. «Quello che si è detto nell'ultimo incontro ministeriale non ci è piaciuto. I rappresentanti della multinazionale ci hanno informati di una trattativa in corso con due gruppi italiani per la cessione del sito, ma non hanno voluto svelarci nulla sulla loro identità». E tanto mistero tende ad incutere ancor più timore, poiché induce a far pensare che alla fine non ci sia nessuno davvero interessato all'acquisizione della Dialifluids. Intanto però la Fresenius ha fatto sapere di voler analizzare i piani industriali dei possibili acquirenti prima di prendere una decisione. Un particolare, questo, che ha innescato nuovi dibattiti, perché «sono anni che chiediamo un piano industriale proprio dalla Fresenius e non ci è mai stato dato, adesso invece lo pretende dagli altri», spiega Primante. Ma come detto, la polemica più cruenta al momento è con la Regione: «Crediamo stia facendo poco per tenere in vita qualche piccola speranza per il nostro futuro», aggiunge il delegato sindacale della Uil, «e le promesse fatte a noi durante la scorsa campagna elettorale non sono state mantenute».
Il primo imputato è ovviamente il governatore dell'Abruzzo Luciano D'Alfonso: «A dicembre lo abbiamo invitato a recarsi in azienda per parlarci, magari rassicurarci, ma non abbiamo ricevuto nessuna risposta all'appello». Ed allora saranno i lavoratori a farsi sentire con i nuovi scioperi, dai quali potrebbero emergere ulteriori clamorose manifestazioni di protesta, attraverso cui gli operai della Dialifluids già in passato erano riusciti ad attirare l'attenzione. Tutto ciò nonostante nell'ultimo vertice al ministero dello Sviluppo economico la cordata tedesca abbia espressamente chiesto ai sindacati e alle rappresentanze operaie di stare tranquilli durante questa fase cruciale per le sorti dello stabilimento, in cui rimane aperta ogni trattativa per una sua eventuale cessione. Ma l'invito è stato declinato e rispedito al mittente. Impossibile per i lavoratori stare calmi quando ci sono 120 posti da proteggere e una dignità da salvaguardare.
Alfredo Sitti
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