Dialifluids, il sipario è sceso «Basta illudere gli operai»
I lavoratori e le indiscrezioni sull’interesse di possibili acquirenti dell’azienda Primante: dare false speranze non è corretto per chi vive un momento difficile
CANOSA SANNITA. Una reazione rabbiosa, mista alla preoccupazione che da mesi li attanaglia a causa di un futuro incerto e tutto da scrivere. Gli ormai ex lavoratori della Dialifluids non hanno accolto bene le ultime notizie che vogliono il sito canosino oggetto di interesse di alcune aziende disposte a trattare con la Fresenius Medical Care, la multinazionale tedesca proprietaria dello stabilimento. Le indiscrezioni sarebbero di per sè positive ma le maestranze, dopo aver letteralmente lottato in questa vertenza, hanno perso ogni speranza e non credono più al lavoro messo in atto dai sindacati e dalle istituzioni per tentare di trovare un acquirente che possa garantire occupazione all'interno della fabbrica di Canosa Sannita.
«Dare false speranze non è corretto per le famiglie di questo territorio che stanno vivendo un momento molto difficile dopo la chiusura della Dialifluids», ha commentato Alessandro Primante, il quale parla in rappresentanza di tutti i lavoratori che, proprio come lui, operavano in quello stabilimento.
Negli ultimi giorni sono circolate voci di possibili aziende interessate all’acquisizione del sito, dove fino a giugno si producevano liquidi per dialisi preconfezionati in sacche. Tra queste la start up Glomeria Therapeutics, nata a Chieti cinque anni fa: «Io spero vivamente che ci siano margini per un esito positivo, ma noi lavoratori non crediamo sia il caso di illudere le persone come è successo fino ad adesso», ha aggiunto Primante. «Più volte in passato sono stati fatti proclami, ci si è espressi con fiducia nel corso di altre trattative, ma i fatti dimostrano che poi sono sempre andate male. Se le ultime indiscrezioni sono veritiere, si dovrebbe lavorare per avere risultati positivi, senza accendere false speranze, anche perché pensiamo che la Fresenius non abbia alcuna intenzione di vendere. Basta giocare con i lavoratori».
Primante, e con lui chi negli scorsi mesi ha scioperato, protestato, messo in piedi azioni eclatanti per difendere la propria occupazione, ne ha per tutti: «L’azienda è stata chiusa un mese prima rispetto a quanto stabilito e nessuno, sia politici e sia sindacati, ha organizzato un’assemblea per spiegarci il motivo di questa anticipata interruzione delle attività. Da giugno siamo stati completamente abbandonati al nostro destino». Per di più i lavoratori nei giorni scorsi hanno firmato il licenziamento con incentivo all’esodo che prevede la volontà di non impugnare il licenziamento stesso e la rinuncia a qualsivoglia pretesa, azione, diritto o ragione dall’intercorso rapporto di lavoro e dalla sua risoluzione. Per loro si tratta di un altro duro colpo che, a questo punto, non garantisce un reintegro in azienda qualora quest'ultima dovesse riaprire. Di speranze le maestranze non vogliono proprio sentirne parlare».
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