Dialifluids, salta la vendita A luglio l’azienda chiude

24 Aprile 2015

La parola fine per i 120 dipendenti pronunciata durante il vertice romano La proprietà: compratori non affidabili. I sindacati: sito da donare agli operai

CHIETI. La speranza è l'ultima a morire, ma l’incontro tenuto ieri a Roma ha messo la parola fine all’ultima possibilità di salvare i posti di lavoro.

Le sorti della Dialifluids di Canosa Sannita sono segnate, e per i 120 lavoratori della fabbrica che produce liquidi per dialisi preconfezionati in sacche, si prospetta un futuro tutto in salita. Martedì pomeriggio il vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, aveva incontrato i sindacati, le Rsu aziendali e il sindaco di Canosa Sannita, Lorenzo Di Sario. Un vertice voluto proprio da quest'ultimo, in previsione del tavolo romano tenuto ieri al ministero dello Sviluppo economico. L'idea era quella di capire cosa aspettarsi dal faccia a faccia con i rappresentanti della multinazionale Fresenius Medical Care e, alla fine, l'ipotesi peggiore è diventata una triste realtà. La Fresenius ha infatti annunciato lo stop alle trattative con i due gruppi che si erano mostrati interessati a rilevare il sito canosino. In un comunicato emesso ieri dall’azienda, subito dopo il vertice romano, si specifica che «nessuno dei due potenziali compratori ha fornito sufficienti garanzie di avere un business esistente sostenibile e quindi di essere in grado di garantire la produzione presente e futura del sito. Inoltre» si legge «nessuno dei due potenziali compratori possiede un reale accesso al mercato né la capacità di creare una nuova domanda per i prodotti esistenti dello stabilimento di Canosa Sannita, che attualmente hanno una quota di mercato molto bassa che non assicura sostenibilità a lungo termine». Dialifluids rimane comunque «disponibile a valutare un eventuale interesse da parte di nuovi potenziali compratori affidabili purché il processo si concluda entro luglio 2015, quando la chiusura dello stabilimento diventerà effettiva». La proprietà fa inoltre sapere che «in aggiunta ad un pacchetto incentivante» ha offerto ai dipendenti anche la possibilità di ricollocazione in altre aziende del Gruppo Fresenius, in particolare nella sede di Palazzo Pignano (Cremona) della Sis-Ter.

E i sindacati? «A questo punto per la Cisl, la Fresenius dovrebbe donare il sito ai lavoratori» commenta Ettore Di Natale, «in modo che la Regione possa attivarsi per trovare un gruppo disposto ai rilevarlo». Un'idea che vede concorde anche la Cgil: «Chiederemo alla multinazionale di lasciare al territorio lo stabilimento»aggiunge il segretario della sigla sindacale, Carlo Petaccia, «cosicchè la Regione possa prendere in mano in prima persona le trattative e cercare qualche acquirente in prospettiva».