Dialifluids, ultima batosta per i 6 sospesi

17 Marzo 2015

L’azienda comunica ai lavoratori anche la messa in cassa integrazione. Primante (rsu Uil): si prendono anche la dignità

CANOSA SANNITA. Piove sul bagnato per i sei operai della Dialifluids sospesi a tempo indeterminato dal lavoro in seguito alle ultime proteste davanti allo stabilimento di Canosa Sannita. L'incontro con il prefetto di Chieti Fulvio Rocco De Marinis, sia con i vertici aziendali che con i sindacati e i lavoratori coinvolti nella vicenda, sembrava dovesse essere il preludio ad un felice esito della storia, con il pieno reintegro alle consuete attività dei diretti interessati. Ma così non è stato. Alle maestranze, infatti, è stato comunicato il loro inserimento nella cassa integrazione straordinaria forzata. Secondo gli accordi presi a giugno dello scorso anno, i lavoratori che volevano la stessa cassa integrazione avrebbero potuto ottenerla, ma solo su loro esplicita volontà. «Noi non abbiamo avuto la facoltà di scegliere» dichiara Alessandro Primante, rsu Uil, nonché uno dei sei protagonisti “puniti” dalla Dialifluids. «È una nuova dimostrazione che questo gruppo industriale fa quello che vuole. Oltre ad essersi portato il lavoro in Germania, si è preso anche la nostra dignità. Abbiamo toccato davvero il fondo». Dopo l'incontro con il prefetto, ai sei operai che avevano già ricevuto la sospensione a tempo indeterminato, era stata comunicata una nuova interdizione dal lavoro, questa volta però di tre giorni. Nella scelleratezza della notizia, questa sembrava un fatto positivo in quanto poteva significare un loro imminente reintegro. Invece, una volta decaduta l'ammonizione, è arrivata la batosta definitiva con la cassa integrazione. Le maestranze non sono state dunque riammesse in fabbrica. «Attendiamo qualche giorno» commenta Arnaldo Schioppa, segretario provinciale della Uil, sigla sindacale a cui appartengono tutti i sei lavoratori, «venerdì dovrebbe esserci un ulteriore tavolo ministeriale che, però, probabilmente slitterà. Se così fosse chiederemo immediatamente un nuovo incontro con il prefetto e l'assessore regionale alle Attività produttive, Giovanni Lolli, per far valere il rispetto di quell'accordo preso e non mantenuto sulla questione cassa integrazione. La Fresenius Medical Care sta massacrando questo territorio». Dopo questi sviluppi si intravedono all'orizzonte nuove proteste? «Credo di no», chiude Alessandro Primante, «i lavoratori adesso hanno paura e prima di manifestare ci pensano due volte. L'azienda ha ottenuto ciò che voleva, spaventare la classe operaia e tornare ad una regolare produzione».

Alfredo Sitti

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