Dietrofront sull’ampliamento del De Titta

Dopo il via libera del 15 ottobre l’amministrazione comunale blocca il progetto della scuola superiore
LANCIANO. Dietrofront sul progetto di ampliamento dell’istituto superiore De Titta. L’amministrazione Pupillo nel consiglio comunale straordinario convocato lunedì scorso alla presenza di numerose associazioni per discutere del contestato progetto, dopo una seduta-fiume ha deciso di rinviare la questione a data da destinarsi. Complice forse il fatto che la maggioranza non avrebbe avuto i numeri necessari per forzare ulteriormente la mano su un progetto già approvato con una variante al piano regolatore appena un mese fa, l’assemblea civica si è conclusa con una sospensiva sulla proposta di delibera del consiglio comunale dello scorso 15 ottobre.
La questione, dunque, si rinvia ad altra data. Nel frattempo l’amministrazione comunale si impegna a verificare e approfondire «la possibilità da parte della Provincia di utilizzare i finanziamenti Cipe destinati all’ampliamento e adeguamento del De Titta per la messa in sicurezza dell’edificio esistente». Lo stesso sindaco Mario Pupillo, nelle vesti di presidente della Provincia, in questi giorni, fermo restando la sua convinzione nella «opportunità dell’opera», aveva omesso di ratificare, tramite una firma, l’avvio del progetto di realizzazione di un fabbricato di cinque piani adiacente l’istituto De Titta e alle antiche mura della città, ancora perfettamente visibili. Tutto da rifare quindi.
Ma la minoranza consigliare non ci sta. «È un intervento in contrasto con la pianificazione urbanistica e la sbandierata green city di questa amministrazione e contrario a ogni politica di tutela ambientale e storica della città», tuona Marco Di Domenico (gruppo misto). Il consigliere Graziella Di Campli insiste invece sul mancato rispetto delle finalità del finanziamento, «erogato per la messa in sicurezza dell’istituto dal punto di vista sismico». Tonia Paolucci rimarca la mancanza «di uno studio di microzonazione sismica».
Insoddisfatte anche le 13 associazioni che si sono opposte con fermezza al progetto: Liberal Pd, Fai, associazione Ilaria Rambaldi onlus, Cittadini in azione, Italia nostra, Polis frentana, pro loco Lanciano, Giako, associazione culturale Sant'Egidio, Inu, Nuova Lanciano, Tradiziondando ieri, oggi e domani e Nuovo Senso Civico. Ad indignare è stata soprattutto l’ammissione in pieno consiglio comunale da parte di un rappresentante della Soprintendenza dei beni ambientali e culturali, che se fosse stato in possesso di tutte le carte presentate dalle associazioni, non «avrebbe dato il via libera all’opera». «Tutto questo è vergognoso», sintetizza per tutti Vincenzo Giancristofaro, della Pro loco Lanciano, «come si fa ad acconsentire a un’opera così impattante senza avere acquisito tutti gli elementi storici, culturali, architettonici e ambientali? Non sono le associazioni a fare politica, ma sono la politica e tutte le autorità e istituzioni preposte a non aver svolto bene il proprio lavoro di tutela e di salvaguardia di un bene comune». (d.d.l.)
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