Diffamò l’assessore su internet La difesa: l’autore non è certo
SAN VITO. «La polizia postale non ha fatto indagini, quindi i dati originali non sono stati né rilevati né conservati, e la polizia giudiziaria si è limitata all’identificazione dell’indagato. Non ci...
SAN VITO. «La polizia postale non ha fatto indagini, quindi i dati originali non sono stati né rilevati né conservati, e la polizia giudiziaria si è limitata all’identificazione dell’indagato. Non ci sono prove: attendiamo di conoscere le motivazioni con le quali il Got Vincenzo Chielli ha condannato Fabiano Di Berardino per diffamazione a mezzo stampa dell’assessore Luigi Comini». Lo precisa l’avvocato Isidoro Malandra, difensore del giovane condannato a pagare una multa di 516 euro e a risarcire i danni all’assessore comunale, che avrebbe diffamato a livello professionale, e non solo, su Facebook. «Nella querela», precisa Malandra, «si scrive che apprezzamenti dispregiativi sono stati pubblicati sul profilo di un “utente denominato Fabiano Di Berardino”. Ma, per i reato su internet l’identificazione dell’autore va fatta cristallizzando il post incriminato, individuando il computer da cui è partito il messaggio, il suo possessore e poi la persona fisica che lo ha usato. Ciò non è stato fatto. Da qui il nostro ricorso in appello». (t.d.r.)

