Diossina e metalli pesanti e la verdura è sconsigliata

Incendio di Colle Sant’Antonio, i risultati delle analisi mostrate ai residenti Wwf: sono di difficile lettura. Il geochimico Stoppa: molti i nodi da sciogliere
È la presenza di diossina, idrocarburi tossici e metalli pesanti (in particolare cadmio e piombo) ad aver fatto concludere all’esperto interpellato privatamente dai residenti di non consumare i prodotti della terra. È quanto si è capito a una prima lettura delle analisi private che, però, nel loro tecnicismo, sono rimaste ancora molto fumose e certamente non hanno placato dubbi e preoccupazioni di teatini e bucchianichesi che vivono a ridosso della discarica bruciata nella notte tra il 27 e il 28 giugno. I risultati delle analisi pagate a spese dei residenti sono sensibilmente diversi da quelli fatti fare dalla Asl e dall’Arta, ma senza una lettura più approfondita si brancola ancora nel buio. Mercoledì sera, allo Sporting club di colle Marconi, il presidente dell’associazione “Amici del colle”, Marcello Marino, ha reso noti i risultati delle analisi affidate a una ditta privata di Pordenone. Sono costate 3.248 euro e sono state pagate da 141 persone della zona. «Le analisi di per sé sono di difficile lettura», ha commentato la presidente del Wwf Chieti Pescara, Nicoletta Di Francesco, invitata alla riunione, «quello che è assolutamente sconcertante è che dei cittadini debbano sentirsi così poco tutelati dal pubblico da autotassarsi e ricorrere al privato. Venendo ai contenuti, per il momento si può solo sottolineare come la breve relazione dell’esperto che ha accompagnato l’analisi, ha sconsigliato il consumo dei prodotti della campagna, al contrario di quanto diceva invece l’ultima relazione della Asl». All’incontro era presente anche il geochimico Francesco Stoppa, ordinario di petrografia e petrologia all’università “d’Annunzio”. Stoppa, come aveva fatto sin da subito, ha ribadito la propria disponibilità a mettersi a servizio dei cittadini per interpretare i risultati delle analisi, anche utilizzando le attrezzature dell’ateneo teatino. «Ci sono da sciogliere parecchi dubbi», dice il professore universitario, «bisogna capire se le analisi fatte siano rappresentative o meno di tutto il territorio. Bisogna elaborare i dati anche alla luce delle possibili ricadute dei fumi dell’incendio e si potrebbe farlo, ad esempio, coinvolgendo il centro di meteorologia dell’Aquila grazie ai meteofili teatini. Io sono disponibile a fare un’analisi di rischio che tenga conto della dose di inquinanti assorbita. A mio avviso, infine, c’è bisogno di uno screening sulla popolazione ripetuto nel tempo, a distanza di sei mesi, per vedere se determinate sostanze si stanno accumulando nell’organismo».(a.i.)

