Dipendente pignora il Comune

31 Maggio 2020

Rapino, sotto accusa il risarcimento mai versato dopo il licenziamento illegittimo

RAPINO. Dipendente comunale licenziato, fa ricorso al giudice, ottiene il reintegro e il pagamento degli stipendi non percepiti, ma il Comune non liquida le somme. La vicenda finisce così al centro del dibattito politico, con l’opposizione che chiede il rispetto della sentenza del tribunale.
Il caso parte a dicembre 2018: il Comune, con il sindaco Rocco Micucci, licenzia il dipendente L.M. con l’accusa di utilizzare i permessi della 104 non per assistere la madre malata, ma lavorare nel locale del figlio. L.M. fa ricorso e il 23 settembre scorso il giudice del lavoro gli dà ragione, ordinandone l’immediato reintegro, più il pagamento di tutti gli arretrati e contributi, per una somma di oltre 20.000 euro. «La sentenza doveva essere immediatamente esecutiva e dopo aver sollecitato in consiglio comunale la liquidazione di tali somme, siamo arrivati al mese di giugno e il sindaco non ha ancora provveduto nemmeno a fare impegnare le cifre in bilancio», dicono i consiglieri di minoranza del gruppo L’Alternativa capitanato da Carmine Manzi. «L’ostinazione del sindaco ha addirittura esposto il Comune al pignoramento dei propri beni patrimoniali. Infatti il dipendente, che a febbraio aveva già provveduto a depositare un’ingiunzione di pagamento, non vedendosi attribuire gli importi previsti, si è visto costretto a dover depositare un pignoramento», aggiunge l’opposizione. «È evidente che tutto ciò non può lasciarci indifferenti. Vigileremo sulla vicenda riservandoci di citare i responsabili anche per danni erariali. Anche in virtù del fatto che non debba e non possa essere un’intera comunità a pagare per gli errori di pochi». (a.i.)