Dipendente riassunto, c’è il ricorso

14 Settembre 2016

Il Comune si appella alla sentenza: sorpreso in flagranza, rischiava il licenziamento

LANCIANO. Ricorrerà in appello il Comune contro la sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Lanciano, che lo ha condannato a pagare le mensilità arretrate ad un dipendente sospeso per sei mesi perché trovato a giocare alle slot machine durante l’orario di lavoro. Il giudice Cristina Di Stefano ha riconosciuto all’uomo diverse circostanti attenuanti e ha giudicato eccessiva la sanzione del Comune. A scagionare il dipendente è stato il fatto che egli è affetto da diverse patologie tra cui il diabete mellito e la ludopatia. La tesi difensiva dell’uomo, che era stato sorpreso a giocare in una tabaccheria dallo stesso sindaco Mario Pupillo, è che si era dovuto assentare, dimenticando di timbrare il cartellino di uscita e di avvisare il dirigente del settore, poiché in preda a una crisi ipoglicemica. Una volta nella tabaccheria, però, l’impiegato non aveva saputo resistere al richiamo della sua dipendenza dal gioco e si era trattenuto fino alle 16 circa, quando è stato “pizzicato” dal sindaco.

«Si tratta di una sentenza abbastanza insolita e ingiusta», commenta l’avvocato del Comune, Giovanni Carlini, «che è lesiva del potere datoriale della pubblica amministrazione che aveva da tempo avviato un’attività di controllo sul dipendente. In pratica la sanzione commutata è stata annullata. Dal nostro punto di vista siamo invece stati fin troppo magnanimi nell’applicare i sei mesi di sospensione dato che per la legge Madia in questi casi, dove il dipendente è sorpreso in flagranza di reato, si dovrebbe ricorrere al licenziamento. La ludopatia inoltre», prosegue il legale, «è stata ritenuta come esimente (causa di esclusione della responsabilità penale, ndc) e non come attenuante. Ancora, se una persona è in preda a crisi ipoglicemica non riesce nemmeno a muoversi, a prestare attenzione, ha un campo visivo molto ridotto, altro che giocare alle macchinette. Ricordiamo inoltre che il dipendente era nel pieno del suo orario di lavoro, cosa che implica la truffa piena. Per questa ragione è in corso anche una causa penale che, spero, riconosca la verità dei fatti e la legittimità dell’azione amministrativa». (d.d.l.)

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