Dipendenti fischiano il rettore L’Ateneo: rispettino le regole

CHIETI. Sui fischi al Rettore e sulla convocazione dei tre dipendenti per chiedere spiegazioni in merito interviene, con una lezione di «bon ton», il direttore generale della d’Annunzio Filippo Del...
CHIETI. Sui fischi al Rettore e sulla convocazione dei tre dipendenti per chiedere spiegazioni in merito interviene, con una lezione di «bon ton», il direttore generale della d’Annunzio Filippo Del Vecchio. Nel frattempo, però, «i fischi» contro il taglio degli stipendi degli amministrativi, continuano. Fischi che sono stati tradotti in striscioni comparsi, ieri mattina, anche nella sede teatina dell’Ateneo d’Annunzio. Ma torniamo alla lezione del dg Del Vecchio. «Non si può derubricare a innocente "sibilo rumoroso" quanto accaduto a Montesilvano nel corso di una manifestazione nella quale il Rettore Di Ilio era stato chiamato a rappresentare se stesso e l'Ateneo. Il video passato sulle televisioni locali che documenta le smodate urla di "vergogna" rivolte alla massima autorità d'Ateneo davanti ad una platea ignara non possono rendere innocui i fischi. L'Ateneo» puntualizza «non è ente privato ma ente statale e qui si applicano le leggi dello Stato. Purtroppo questa constatazione elementare non sempre è stata affermata ed applicata con la dovuta forza nelle scelte della dirigenza dell'Ateneo. In effetti quello che stanno subendo oggi i dipendenti sul loro salario accessorio è proprio il riflesso di questa errata convinzione. L'Ateneo dunque è "Stato" ed in esso si applicano le leggi dello Stato sia sotto l'aspetto retributivo che sotto l'aspetto comportamentale. Infatti recentemente il 16 aprile 2013 il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto n.ro 62: "Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici" pubblicato in G.U. Serie Generale n.ro 129/2013. Il Decreto all'articolo 3 detta i principi generali che devono ispirare il comportamento del dipendente pubblico ed al comma 3 prescrive che egli "evita situazioni e comportamenti che possano ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuocere agli interessi o all'immagine della pubblica amministrazione."Fatto salvo l'assolvimento di questi obblighi» prosegue Del Vecchio «il dipendente pubblico ha tutti gli spazi di democrazia di ogni altro cittadino. Il richiamo di questo principio non altro è quello che ha ispirato i miei colloqui con alcuni dipendenti presenti a quella manifestazione». Le regole sono regole e vanno rispettate. Ma nell’arco delle ore di lavoro. Fischiare qualcuno per manifestare il proprio dissenso, dopo aver timbrato il cartellino di uscita, non è da «fuorilegge». Se così fosse dovrebbe essere vietato ai dipendenti pubblici anche di andare allo stadio e di «fischiare» l’arbitro per decisioni non condivise.©RIPRODUZIONE RISERVATA

