Dipendenti sotto choc «Il muro è crollato, pensavamo di morire»

26 Marzo 2022

Il comandante Croce: «È stata un’irruzione devastante» All’interno, una quindicina di persone: spari all’impazzata

SAN GIOVANNI TEATINO. «Ho visto il muro che mi cadeva addosso e ho pensato alla morte». È un ricordo pieno di angoscia quello di una degli addetti della Sicuritalia Ivri che giovedì sera era in servizio nella sede di San Giovanni Teatino e ha visto irrompere un commando armato che è riuscito a portare via circa 6 milioni di euro, senza però raggiungere il caveau dell’istituto.
HO VISTO LA MORTE IN FACCIA
«Stavamo lavorando», nella stanza dove avviene il conteggio del denaro: oltre 200 metri quadri circa con scrivanie, computer e macchinette per contare banconote e spiccioli. Quando improvvisamente la banda ha cominciato a buttare giù con una ruspa il muro di quel locale, che dà sulla strada, la luce è andata via ed «è scattato l'allarme. Mentre la parete crollava siamo usciti dalla stanza, per metterci in salvo. Ma è stato come vedere la morte in faccia», ha proseguito la donna che in questi istanti erano con i colleghi, una quindicina di persone in tutto, e ha sentito i rapinatori sparare all’impazzata. Tre dei dipendenti in servizio in quei cinque minuti di fuoco si sono sentiti poco bene, quando era tutto finito.
«Ho sentito e visto il muro cadermi addosso, sono scappato. Avevo paura, mai mi sarei aspettato una cosa simile», ha commentato un altro addetto al trattamento valori che ha assistito con i colleghi a una rapina che in effetti mai si era vista prima d’ora e che ha seminato il panico, dentro e fuori la sede di San Giovanni Teatino. Il gruppo armato ha racimolato il bottino ed è fuggito passando per l’area dell’azienda che si trova di fronte, la Montefusco: il muro di cinta è stato buttato giù immediatamente, all’arrivo della banda, ancora prima di invadere la sede della Sicuritalia Ivri e dal cancello di ingresso la banda si è diretta su un’area verde, verso l’Asse attrezzato.
L’ALLARMe immediato Il comandante Jimmy Croce è stato informato immediatamente dalla sala operativa, un locale blindato il cui addetto ha visto i rapinatori entrare in azione e poi, sempre da lì, l’assalto è stato seguito anche dal resto del personale sfuggito agli spari e che si è messo in salvo proprio nella stanza blindata. Ma arrivare lì era impossibile: tutte le strade di accesso alla zona sono state bloccate dal commando, che ha posizionato strategicamente dei mezzi in più punti della zona, a mo’ di sbarramento, per evitare l’accesso alle forze di polizia. Lo ha fatto anche davanti alla sede dell’istituto, dove è stata incendiata una Jeep (che ha danneggiato le auto dei dipendenti) e anche sull’Asse attrezzato, dove i rapinatori hanno sparato per intimorire chi passava di lì.
«Hanno distrutto una parete incuranti delle conseguenze su chi stava lavorando all’interno», il commento di Croce. «È stata un’irruzione devastante, i nostri ragazzi si sono ritrovati in una situazione estrema, in preda al panico, allo sgomento, alla paura, ma hanno avuto il sangue freddo di mettersi in salvo e di dare l’allarme», dice Croce che ha ricevuto chiamate a ripetizione mentre cercava di raggiungere la sede ma si è imbattuto, sull’Asse, in uno dei mezzi usati dalla banda per isolare la zona dell’assalto. «Al telefono, parlando con i ragazzi, sentivo il rumore dell’escavatore che demoliva la parete e gli spari. E poi altri spari, tanti, li ho sentiti sull’Asse. L’ho percorso sulla corsia di emergenza, ma poi sono stato costretto a fermarmi perché c’era un mezzo per traverso e i rapinatori armati. Quando hanno smesso di esplodere colpi ho percorso l’Asse contromano, sempre sulla corsia di emergenza, con le forze dell’ordine. Dovevamo arrivare alla sede. La direzione Sicuritalia Ivri si è mossa immediatamente, ci hanno raggiunto da tutte le parti d’Italia. Ora confidiamo nell’operato di chi sta indagando, sperando che si faccia giustizia su questo assalto senza precedenti, un’azione becera posta in essere da un commando feroce».