Discarica chiusa in ritardo Scatta la maxi inchiesta

Fara Filiorum Petri, la procura indaga sui quattro anni trascorsi inutilmente per la “tombatura” dei rifiuti. Spese extra per il Consorzio di 1,5 milioni
FARA FILIORUM PETRI. Una discarica che ha ammorbato l’aria con i suoi miasmi anche dopo essere stata chiusa, mentre nel sottosuolo il terreno cedeva sotto il peso di oltre 20mila tonnellate di rifiuti indifferenziati. Sul bacino tra i calanchi di Colle San Donato, la Procura di Chieti ha aperto un fascicolo di indagine per risalire a eventuali responsabilità per il ritardo di circa 4 anni nell’avvio della copertura definitiva, la cosiddetta “tombatura” o “capping”, dall’anno della chiusura fino al 2012. Ritardo che nel tempo ha comportato per il Consorzio dei rifiuti del Chietino la spesa di cifre consitenti, intono a 1,5 milioni di euro, per tenere sotto controllo una bomba ecologica pronta sempre a esplodere, e una serie di denunce per presunto inquinamento ambientale partite con un esposto del Wwf proposto poco prima della chiusura, agosto 2008, per raggiunta capacità della discarica ricavata nell’argilla dell’alta valle Alento.
IL BLITZ AL CONSORZIO. È della scorsa primavera il blitz compiuto da Forestale e Polizia provinciale negli uffici del Consorzio, in un’ala del complesso municipale. Gli agenti hanno raccolto materiale documentale sugli anni fino al 2014, anche se il nucleo dell’inchiesta verte sul quadriennio 2008-2012, dalla chiusura disposta dall’allora presidente Mario Di Paolo all’inizio dei lavori di copertura provvisoria (2013) avviati dal presidente Adamo Carulli, in carica fino allo scorso ottobre. Una presidenza coincisa peraltro anche con l’avvio del capping permanente, così come prescritto dal Servizio rifiuti della Regione, con una spesa per il primo lotto di 300mila euro.
10 ANNI SENZA DIFFERENZIATA. Fondato nel 1997, il Consorzio dell’Alto Chietino avrebbe dovuto garantire ai Comuni associati costi bassi e un ciclo integrale dei rifiuti svolto per intero in casa, dalla raccolta allo smaltimento. Partono dai primi anni le responsabilità per il riempimento della discarica consortile avvenuto in appena un decennio, molto prima dei 20 o 25 anni di durata prevista. In quel decennio furono pochi, e a titolo solo sperimentale, i Comuni consorziati che partitono con la raccolta differenziata, mentre tutti gli altri sembrarono puntare su una capacità del bacino di accogliere a tempo indeterminato l’intero volume della spazzatura indifferenziata raccolta dai cassonetti stradali. Una politica che sembrò pagare, visto che i sindaci poterono tenere bassi i costi del servizio, un’arma di propaganda elettorale che in molti casi funzionò.
LA CHIUSURA. Fu accelerata nel 2007 anche da un’indagine della Forestale su sospetti depositi di materiale non classificabile come Rsu (rifiuto solido urbano). Un anno dopo, quando la massa del pattume cominciò a crescere oltre il livello del terreno, presidente e Cda decretarono la chiusura. Con l’eccezione di uno strato di argilla di pochi centimetri, non vennero stanziate per la tombatura quelle cifre che il Consorzio avrebbe dovuto accantonare fin dall’apertura, insieme al corrispettivo per la manutenzione trentennale post-chiusura: 5 milioni.
LE RESPONSABILITÁ. Sono pressoché tutti d'accordo nell'indicare che la piccola discarica è andata all’esaurimento anticipato per il consistente apporto di rifiuti proveniente da centri popolosi o ad alta incidenza di attività produttive e commerciali come Francavilla e San Giovanni Teatino. Secondo una stima ufficiosa, soltanto questi due Comuni hanno concorso all’80% del totale.
Francesco Blasi
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