Discarica, gli inquinanti scoperti a Santa Barbara

Lo rivela il Wwf dopo l’incontro a Colle Marcone tra cittadini e tre sindaci Il Movimento 5 Stelle attacca e presenta esposti al Csm e alla Procura antimafia
CHIETI. I fumi della discarica bruciata a colle Sant’Antonio arrivati sino a Santa Barbara, vale a dire quasi dall’altra parte della città, l’incertezza su cosa si può e cosa non si può fare, i dubbi su come venire incontro alle prescrizioni dell’Arta e la ditta che deve occuparsi della bonifica, la Real Service di Porto Marghera, che non ha ancora ricevuto dagli enti interessati il materiale per poter pianificare il lavoro. Al centro della riunione di mercoledì notte in piazzale Marconi sono riesplose le problematiche che ancora non trovano soluzione dopo l’incendio del sito che conteneva illegalmente rifiuti tossici. L’incontro è stato voluto dall’associazione Amici del colle e ha visto la presenza dei tre sindaci di Chieti, Buccianico e Casalincontrada, Umberto Di Primio, Gianluca De Leonardis e Vincenzo Mammarella, e la dipendente dell’Arta (agenzia regionale di tutela ambientale) Giovanna Mancinelli. La serata è stata aperta dal presidente dell’associazione, Marcello Marino, e ha visto poi diversi interventi dei cittadini, a cominciare da quello di Gianni Aceto, la persona che per prima ha sollevato il problema con esposti in Prefettura. Aceto ha fatto una sorta di cronistoria della vicenda raccontata anche per immagine e poi ha svelato un retroscena inquietante: la Real Service era ancora in attesa del materiale fotografico che avrebbe dovuto far capire cosa c’era nel sito andato a fuoco. «L’ho scoperto», spiega, «perché ho telefonato all’azienda di Porto Marghera e ho parlato con il presidente, il signor Casarin, che mi ha detto che non aveva ricevuto ancora queste fotografie, fondamentali per poter capire come muoversi per la bonifica». Adesso le foto, però, sono in suo possesso. Per indovinare chi gliele ha fornite non bisogna andare lontano, perché è stato sempre Aceto. E intanto si viene anche a scoprire che l’area contaminata non si è estende più nel raggio di un chilometro dalla discarica bruciata (come era previsto nella prima ordinanza comunale) ma arriva fino a S. Barbara. A sottolinearlo è Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Chieti-Pescara che prende come riferimento l’ultima ordinanza comunale dove si parla di “spicchio di potenziale e in parte accertata contaminazione che arriva a S. Barbara”. Per il Wwf troppe domande sono rimaste senza risposta. «Non si sa tuttora quale sia l’area coinvolta dalle ricadute», dice la Di Francesco, che accusa: «si sta pagando l’assenza di un piano di emergenza». Altre problematiche sono state sollevate sulla questione dei rimborsi (visto che molte aziende agricole hanno subito danni economici) e anche su come mettersi in linea con le prescrizioni Arta. «Ci dicono che il foraggio deve essere distrutto”, ha detto ad esempio un residente, “ma chi lo deve fare? Come bisogna muoversi?». Un giovane residente, 20 anni ma con esperienza nel settore della tutela ambientale, ha invece incalzato con domande specifiche la funzionaria dell’Arta, che a un certo punto sembrava non sapere più che pesci pigliare. Il sindaco Di Primio ha cercato di venire incontro alle esigenze, anche economiche, dei residenti promettendo di non far pagare la Tari (la tassa sui rifiuti) e ipotizzando una sorta di “porto” il più possibile “franco” per quanto riguarda la tassazione. Si muove a livello legale, invece, il Movimento 5 stelle di Chieti, che ha presentato due esposti, uno al Csm e l’altro in Procura, e ha chiesto l’avocazione delle indagini da parte della Direzione investigativa antimafia. L’intervento della Dia viene chiesto perché si indaghi su un coinvolgimento della criminalità organizzata e magari si arrivi ad ipotizzare il traffico illecito di rifiuti, mentre con i due esposti gli esponenti del Movimento 5 stelle puntano il dito contro la Procura, cercando di evidenziare carenze nelle indagini condotte.

