Distretto sanitario a rischio chiusura

24 Gennaio 2018

Gli ispettori Asl a Chieti Scalo dopo le proteste: scoperti muri con le crepe e locali angusti, manca anche il frigo per i farmaci

CHIETI. Rischio chiusura per il distretto sanitario di Chieti Scalo a seguito dell’ispezione della Asl del 12 gennaio scorso. L’azienda sanitaria si è mossa dopo le proteste con il Servizio igiene epidemiologia e sanità pubblica (Siesp) diretto da Alessandro Giardinelli. In tre pagine il Siesp dipinge una situazione fortemente critica. Difficilmente sanabile, se la scelta dovesse essere quella di continuare a ospitare la struttura nello stabile di via De Litio. Il documento termina chiedendo al sindaco Umberto Di Primio di «adottare provvedimenti per la risoluzione delle criticità».
L’ispezione Asl è scattata a seguito della nota del Comune che chiedeva di indagare sulla situazione del distretto sanitario. In breve tempo il servizio si è organizzato e ha riferito all’ente con una lettera inviata il 17 gennaio scorso. Ma già diversi mesi fa, a settembre, gli utenti avevano segnalato le carenze della struttura. C’era stata anche una petizione con 100 firme raccolte dal comitato Chieti Scalo Noi coordinato da Camillo Carapelle.
Giardinelli rileva ben 25 criticità, sotto diversi aspetti. Innanzitutto luce e areazione non appaiono adeguate, perché le finestre non si aprono a sufficienza (la norma prevede che la superficie finestra apribile sia superiore a 1/8 di quella del pavimento, al distretto è inferiore). Anche il riscaldamento non è sufficiente. Ad esempio nel locale spogliatoio del personale (dove tra l’altro, viene rilevato che «non c’è servizio igienico annesso» e che «il pavimento è rotto») non c’è riscaldamento. Inoltre, trovandosi al pian terreno di una palazzina di appartamenti, il riscaldamento è condominiale. Infatti, si legge nel documento inviato al Comune, durante l’ispezione, «i radiatori erano spenti e in diversi locali erano accese stufe elettriche». È stata inoltre annotata la «presenza di un condizionatore trasportabile fissato su un banco di scuola». Si comprende, dunque, come mai, nel sopralluogo del Comitato con i 5 Stelle, qualche infermiera girasse con una borsa d’acqua calda nascosta sotto il camice. Le stesse problematiche ci sono anche d’estate, quando i locali scoppiano di caldo. Tra le tante criticità, ha destato allarme il fatto che il corridoio venisse utilizzato come area d’attesa, «con presenza di sedie, tale situazione è di ostacolo alla via di esodo». Allarmante è anche il fatto che «all’interno del box di accettazione è presente un quadro elettrico senza protezione». Stessa cosa nell’ambulatorio di oculistica. La situazione appare difficile sin dall’ingresso: «Il display eliminacode non è funzionante, non è segnata la distanza di cortesia per il rispetto della privacy», problemi di privacy anche al Cup». Manca inoltre il bagno per i portatori di handicap. E poi «tutti gli ambienti sono apparsi in condizioni igieniche scadenti. I locali non sono dotati di pareti e porte lavabili. La pavimentazione presenta superfici irregolari e danneggiate, gli arredi sono vetusti, la struttura non è dotata di un frigorifero per la conservazione dei farmaci. Presenza di crepe alle pareti». Infine, «armadi e scaffali non fissati alle pareti».
Il Comitato cittadino aveva anche inviato un appello a maggioranza e opposizione affinché qualcuno si muovesse. All’appello avevano risposto i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo che avevano subito incontrato il Comitato. Insieme alla consigliera regionale del partito Sara Marcozzi e ai membri del Comitato, Argenio e D’Arcangelo avevano effettuato un sopralluogo al distretto. sfociato in una diffida della Marcozzi alla Asl.