Distrutta la pedana delle ginnaste

Palatricalle, le danze caraibiche rovinano il tappeto da 16mila euro su cui si allenano le atlete della ritmica
CHIETI. Una pedana da 16 mila euro trattata come un semplice tappeto. Nata per essere utilizzata per gli allenamenti della ginnastica ritmica in competizioni di altissimo livello, Olimpiadi, Mondiali e campionato di serie A, è stata usata come uno stuoino. Il risultato è che la pedana della Federazione ginnastica affidata in comodato alla pluripremiata società Armonia d’Abruzzo è ormai inutilizzabile. Talmente rovinata che occorrerebbero migliaia di euro solo per un’operazione di ripulitura che non si sa se potrebbe farla tornare nelle condizioni ottimali, preservando dunque in primis la sicurezza delle atlete e, in secondo luogo, la qualità delle loro prestazioni. E tutto questo a pochi giorni dalla finale del campionato di serie A, nella cui classifica l’Armonia d’Abruzzo (dal 2008 sei volte campione d’Italia, l’anno scorso medaglia d’argento) è al primo posto. Per la presidente della rinomata società teatina, Anna Mazziotti, è stata una vera e propria tragedia. A provocarla è stato un evento già finito sui giornali per una serie di polemiche: la manifestazione di danze caraibiche che si è svolta lo scorso fine settimana al Palatricalle, che ha sfrattato la pallavolo femminile facendole rischiare di perdere a tavolino il match. La questione è stata poi risolta con la partita spostata in un altro impianto, cosa che ha lasciato campo libero a sala e merengue. Nessuno si sarebbe aspettato, però, che sarebbe stato fatto un uso improprio della delicata pedana costosa, tanto che le atlete non la calcano mai con le scarpe. A giudicare dai segni che vi sono stati lasciati, pare invece che sia stata utilizzata camminandoci sopra. Ci sono persino tracce di cibo e di bevande. La brutta scoperta è stata fatta all’indomani della manifestazione, quando le campionesse di ginnastica ritmica sono tornate al Palatricalle per l’allenamento. Seduta poi saltata. Abbiamo incontrato Mazziotti martedì scorso, il giorno dopo l’amara scoperta, nel suo ufficio in via Ferri 4, in una stanzetta che straripa di coppe, premi, riconoscimenti e attestati. Con lei c’erano la figlia Germana, tecnico nazionale e giudice internazionale, l’istruttrice georgiana Manana Tsabadze, l’imprenditore Roberto Paolini, arrivato da Ascoli per la verifica dei danni. Era in corso un vertice per trovare strutture sostitutive per gli allenamenti. Soprattutto in vista dell’imminente finalissima di serie A, quella che vede protagoniste le quotatissime Carmen Crescenzi, Alessia Russo, Federica Pettinelli, Valeria Pysmenna e la campionessa del mondo Melitina Staniouta che proprio su quella pedana avrebbe dovuto fare uno stage per ginnaste provenienti da tutta Italia. «La denuncia ai carabinieri è pronta», ha detto la Mazziotti, «il grande rammarico è dovuto all’enorme superficialità con cui è stata gestita l’intera vicenda».

