Docenti precari e spazi affollati: «In classe con troppe difficoltà»

9 Settembre 2022

CHIETI. La scuola si prepara a riaprire i battenti, ma le carenze di personale e la presenza del Covid rischiano di rendere complicato anche l’anno scolastico 2022-2023. È quanto sostiene la Cgil che...

CHIETI. La scuola si prepara a riaprire i battenti, ma le carenze di personale e la presenza del Covid rischiano di rendere complicato anche l’anno scolastico 2022-2023.
È quanto sostiene la Cgil che ieri, in conferenza stampa, ha messo in fila le note dolenti con cui le scuole di tutta la provincia dovranno convivere. All’incontro erano presenti Pino La Fratta, segretario regionale della Cgil Scuola, Sergio Sorella, delegato provinciale, e i funzionari di settore Antonio Lagatta e Amerigo Orlando.
«Ci tenevamo a mettere in fila alcune questioni fondamentali», spiega il segretario provinciale Sorella, «che tenute insieme lasciano trasparire un concetto evidente: la ripartenza delle scuole del Chietino non sarà garantita in maniera adeguata per diversi motivi, dalle carenze di personale alle misure anti Covid in classe che, di fatto, sono state completamente azzerate».
Durante la conferenza di ieri mattina la Cgil ha fatto il punto sui problemi di organico delle scuole: «È stato azzerato il vecchio personale assunto con l’emergenza Covid», prosegue Sorella, «per cui nelle scuole della provincia avremo quasi 400 collaboratori scolastici in meno rispetto allo scorso anno». Il mirino, poi, si sposta sul personale con contratto a tempo determinato: secondo il sindacato saranno quasi 1.200 gli insegnanti e 270 i collaboratori Ata precari. Tirando una riga, in provincia di Chieti quasi due insegnanti su dieci devono fare i conti con il precariato. «E anche le segreterie delle scuole sono in difficoltà perché mancano diverse unità di personale amministrativo», prosegue Sorella. Infine c’è la lotta al Covid: nonostante la parziale discesa dei contagi, è un tema che tornerà rapidamente d’attualità nel momento in cui le aule torneranno ad affollarsi. «Purtroppo dal ministero della Pubblica istruzione è filtrata una politica del “liberi tutti”, per quanto riguarda le misure di contrasto alla pandemia», conclude Sorella, «bisognava intervenire in maniera diversa anche perché, in virtù dello spopolamento scolastico, gli alunni sono diminuiti. Si potevano disporre classi meno affollate per i 48mila studenti della provincia, che già sono stati penalizzati da due anni e mezzo di convivenza con la pandemia». (d.b.)
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