Documenti contraffatti e furti, due arresti

Finiscono in carcere un 51enne già nei guai per truffa e un giovane ladro: bloccati dai carabinieri
CHIETI. Quando i carabinieri gli hanno mostrato l’ordine di carcerazione, lui è caduto dalle nuvole e ha detto di non saperne nulla. Pierfilippo Tufo, 51 anni, originario di Foggia ma stabilitosi nella zona di Lanciano, alle spalle una sfilza di denunce per truffa, è finito in cella per una storia di documenti falsi. I militari della stazione di Sambuceto, al comando del luogotenente Luigi Sicignano, hanno fermato l’uomo per quello che doveva essere un controllo stradale di routine. E invece, inserendo il nome dell’automobilista nella banca dati delle forze dell’ordine, è emerso che – nei suoi confronti – era stato firmato un ordine di carcerazione della Corte d’appello di Venezia per una vicenda risalente al 2013. Nell’ottobre di sette anni fa, infatti, il condannato era stato denunciato dai carabinieri perché – insieme a un complice della sua stessa città – aveva raggiunto l’ufficio dell’Agenzia delle entrate di Soave, in provincia di Verona, e aveva chiesto il rilascio del tesserino del codice fiscale di una terza persona che non era con lui ma di cui aveva presentato la copia di un documento e una delega. Entrambi, in realtà, sono risultati falsi. Il sospetto degli investigatori è che, se non fossero stati scoperti prima, i due foggiani avrebbero usato il codice fiscale per aprire un conto corrente da sfruttare in operazioni illecite. Un’ipotesi più che fondata considerando che, successivamente, Tufo è stato segnalato più volte alla procura. Un paio di esempi? Sempre nel 2013, con lo stesso complice avuto a Soave, è stato denunciato per una truffa legata a un prestito. Nel 2018, invece, è rimasto coinvolto in un raggiro che ha avuto come vittima una donna di Scapoli, in provincia di Isernia: usando una carta d’identità e una tessera sanitaria contraffatta, i truffatori hanno tentato di aprire un conto corrente a suo nome in una banca di Civitanova Marche. Come se non bastasse, qualche mese dopo, la stessa vittima ha ricevuto la ricevuta dell’acquisto di un aspirapolvere da 2mila euro da pagare in 24 rate: naturalmente, la donna non aveva mai acquistato l’elettrodomestico. Fatto sta che venerdì, una volta notificata l’ordinanza, Tufo è stato accompagnato in caserma dai carabinieri della tenente Maria Di Lena e poi trasferito nel carcere di Viterbo, l’istituto di pena più vicino con posti disponibili dopo l’entrata in vigore delle norme anti-Covid.
Nei giorni scorsi, sempre i carabinieri di Sambuceto hanno arrestato Ervis Dimo, un albanese di 38 anni: dovrà scontare in carcere un anno, 10 mesi e 28 giorni per una serie di furti compiuti tra Riva del Garda, San Remo, Albenga, Ospidaletti e Ortovero. L’uomo era ai domiciliari a San Giovanni Teatino, ma il tribunale di Savona ha ordinato l’aggravamento della misura cautelare perché ha violato le prescrizioni disposte dal giudice. In particolare, in un’occasione, con la scusa di dover raggiungere il palazzo di giustizia ligure per partecipare a un’udienza che lo vedeva imputato, si è presentato al bar dove lavora la ex per minacciarla.
R.F., pescarese di 27 anni, è stato invece denunciato perché, senza assicurazione e senza aver mai conseguito la patente, stava guidando un’Alfa Romeo 146: i militari di Sambuceto lo hanno fermato in viale Amendola. L’auto è stata sequestrata. (g.let.)

