Domani riparte la Sevel, ma si rischiano altri stop

Via alla produzione dopo una settimana di fermo per la mancanza di centraline Si riaccendono anche le ditte dell’indotto. Il 14 febbraio incontro con il Governo
ATESSA. Dopo una settimana si riaccende domani gran parte della Val di Sangro con lo stabilimento Fca Italy che produce furgoni commerciali leggeri, fermo per mancanza di materiali, che da stanotte riavvierà le linee. Un ritorno alla produzione, interrotto lunedì 23 gennaio per la mancata fornitura delle centraline vano motore, salutato da migliaia di addetti del mondo automotive, primi fra tutti i 5.400 lavoratori Fca Italy (ex Sevel) e poi altri 20mila suddivisi tra fabbriche grandi, piccole e medie tra cui Isringhausen, Ma srl, Tiberina Sangro, le fabbriche del vastese, la Magneti Marelli di Sulmona, tutte realtà legate al destino del più grande stabilimento europeo per la produzione di furgoni a cui non mancano lavoro e ordinativi, ma, da oltre due anni, i materiali di subfornitura. Prima il chip shortage, la carenza di subfornitura elettrica, tra cui microchip e semiconduttori, poi la mancanza di materie prime, il costo impennato dei trasporti, della logistica e dell’energia hanno reso l’approvvigionamento di moltissimi tipi di componenti quasi impraticabile per tutte le fabbriche, automotive e non, del globo. A risentirne soprattutto Fca Italy, nonostante un carico di ordinativi da smaltire da prima del Covid (lo scorso anno per avere un Ducato nei concessionari bisognava attendere 9 mesi), e che, suo malgrado, ha dovuto arrestare la sua corsa.
Nel maggio 2021 erano stati introdotti addirittura i 18 turni per sopperire all’ondata di ordinativi, ma la crisi della componentistica ha costretto a tornare ai 15 turni nel giro di pochi mesi.
Nel 2022 si è chiuso un anno drammatico per la ex Sevel. Oltre un mese di fermi produttivi per un totale di più di 40mila furgoni in meno che non sono stati ancora consegnati ai clienti. Con 206mila veicoli prodotti nel 2022, Fca è quindi stato lo stabilimento con più volumi rispetto alle altre fabbriche del gruppo Stellantis, ma anche l’unico con un risultato negativo rispetto al 2021 (-22,3%). Da domani però si rientra in fabbrica, al turno delle 5.45, con un sospiro di sollievo perché si temeva che il fermo si prolungasse ancora, ma anche con l’amara consapevolezza che questo stop non sarà l’unico. Già stasera la direzione aziendale ha richiamato alcuni lavoratori a riavviare le linee.
Intanto le istituzioni, chiedono i sindacati a gran voce, dovranno fare la propria parte. E il 14 febbraio il governo incontra i sindacati per affrontare la questione Stellantis.

