Domato l’incendio alla Saint Gobain

Gli operai insieme ai pompieri circoscrivono il rogo nella fabbrica del vetro, fuoco partito dal deposito di bitume
CHIETI. Una minacciosa colonna di fumo grigio scuro si è innalzata ieri mattina dalla vallata del Pescara, tutt’intorno l’odore acre di bitume che andava a fuoco.
Momenti di paura alla Saint Gobain, fabbrica che produce vetro per abitazioni, aziende ed elettrodomestici e che opera in via Giulio Pastore allo Scalo, allo svincolo di Selvaiezzi dell’Asse attrezzato. Le prime fiamme si sono sviluppate alle 8 probabilmente per autoinnesco in un capannone che contiene il bitume. Potrebbe essere stato l’innalzamento della temperatura di quel materiale a dare il via all’’incendio. Ma si tratta solo di ipotesi. La certezza verrà data dall’esito delle indagini avviate dai vigili del fuoco.
A domare il rogo per primi sono stati gli stessi dipendenti della Saint Gobain che hanno messo subito in moto il piano d’emergenza antincendio predisposto dall’azienda. Piano che ha funzionato e che ha limitato i danni alla struttura.
Tre dipendenti, come da esercitazione, muniti di idranti ed estintori a polvere hanno circondato l’area interessata dall’incendio riuscendo a circoscrivere quest’ultimo. La messa in sicurezza del capannone è stata poi completata dall’intervento dei vigili dei fuoco (durato non più di mezz’ora) che alla fine si sono complimentati con il personale della fabbrica per la tempestività dell’intervento sul rogo.
Nessuno sgombero, nessun ferito e pochi i danni riportati dall’azienda il cui ciclo produttivo non si è fermato. Ma l’alta colonna di fumo che si è alzata dallo Scalo ha fatto temere il peggio. Il ricordo è andato a quella notte del 22 luglio 2009 quando un incendio di enormi proporzioni alla Seab, società che gestisce lo smaltimento dei rifiuti, illuminò a giorno tutta la vallata. E nell’aria si sprigionò un mix di veleni: benzene, toluene, etilbenzene, xilene, idrocarburi alifatici, aldeidi e fenoli. Sostanze inquinanti che fecero tremare i polsi a decine di migliaia di abitanti dello Scalo. E non solo. L’allarme per la diffusione delle sostanze nocive per via aerea raggiunse anche alcuni Comuni limitrofi. E in quella occasione piovvero polemiche al vetriolo sull’organizzazione dell’Arta regionale che, secondo associazioni ambientaliste, era priva di sistemi di monitoraggio, in dotazione, invece, in altre regioni, per emergenze di quel tipo. Incendi che si sono poi ripetuti nel corso degli anni, nella stessa azienda, ma che fortunatamente non hanno avuto le stesse drammatiche dimensioni.

