Don Andrè, ora il processo della curia

26 Gennaio 2020

Lanciano. Il sacerdote, assolto dalla giustizia penale, è accusato di violazione del diritto canonico. Il vescovo: sentenza a breve

LANCIANO. «Presunta violazione del segreto confessionale, valutazione dell’idoneità delle sue condotte ed eventuali violazioni del diritto canonico nell’esercizio del suo ministero». Sono alcuni dei “reati” di cui don Andrè Luiz Facchini, 45 anni, ex parroco di Sant’Agostino, sta rispondendo nel processo aperto dalla curia nei suoi confronti sulla base del diritto canonico. Il sacerdote della diocesi di Lanciano Ortona, ma che dal 2012 è fuggito in Brasile, ad Umuarama, sua città d’origine, ha infatti visto chiudersi la parte penale della vicenda che lo ha visto per 8 anni al centro di un processo che ha avuto grande risonanza, ma non il processo canonico portato avanti dall’arcivescovo Emidio Cipollone e una “giuria” formata anche da sacerdoti e un laico.
Sul fronte penale don Andrè è stato assolto dalla violenza privata, l’accusa più grave secondo cui avrebbe manipolato giovani menti della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, facendo credere di parlare con la Madonna e gli angeli custodi che tramite lui inviavano disposizioni su come gestire la loro vita. Avrebbe fatto subire ai ragazzi punizioni, penitenze corporali. È stato assolto anche dalle lesioni verso alcuni ragazzi della Legio e dalle minacce telefoniche per prescrizione. È stato condannato a 6 mesi di reclusione, pena sospesa e risarcimento danni alle parti civili, Sandro Rotondo, 34 anni, e Maria Cristina Lusi, di 1.000 euro ciascuno per violazione di domicilio. Condannato a due mesi di reclusione Maurizio Rotondo per le lesioni al prete. Ma il giudice aveva rinviato gli atti al pm per la formulazione dell’accusa di stalking di don Andrè verso Sandro Rotondo per i fatti avvenuti tra agosto a ottobre 2011. Si è chiusa ora anche questa parte: il reato è prescritto e quindi don Andrè non può essere processato. Tutto archiviato.
Non dalla Curia, però. Curia che nello stesso processo penale era stata chiamata in causa per una responsabilità civile, ma è stata assolta perché “non aveva riconosciuto la Legio, e quando questa è diventata associazione laica non poteva intervenire”. «Andiamo avanti con il processo basato sul diritto canonico», dice monsignor Cipollone, «che abbiamo avviato da tempo. Stiamo valutando con dei sacerdoti e la consulenza di un laico (a presiedere questa “giuria” è l’arcivescovo stesso, ndc) se don Andrè ha violato o meno il diritto canonico nell’esercizio del suo ministero. Si è parlato di violazione del segreto confessionale? Lo stiamo verificando. Come valutiamo altre condotte. Abbiamo atteso che si chiudesse anche il processo penale, in cui il giudice ha riconosciuto che don Andrea non ha colpe, per capire altri aspetti. A breve concluderemo anche il processo canonico».
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