Don Andrè, sei testi lo difendono «Era come un padre di famiglia»

Lanciano. Nuova udienza per l’ex parroco accusato di violenza privata, lesioni, minacce e molestie «Faceva il giro della chiesa in ginocchio in preghiera senza imporlo a noi. Le frustate? Fantascienza»
LANCIANO. «Nella Legio c’era gioia». «Abbiamo fatto tutto liberamente, anche baciare il pavimento della chiesa». «Le frustate col rosario? Fantascienza». «Don Andrè aveva un carattere rude ma era come un padre di famiglia». Hanno ripetuto queste frasi più volte i sei test chiamati in aula dall’avvocato Osvaldo Piccirilli che rappresenta don Andrè Luiz Facchini, l’ex parroco di Sant’Agostino a processo per violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche aver “fatto credere ai giovani della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, di avere un filo diretto con la Madonna e gli angeli che tramite lui inviavano disposizioni su come gestire la loro vita”. Avrebbe fatto subire ai ragazzi penitenze corporali e "manipolato e destabilizzato la loro psiche”. Ma è parte offesa per le lesioni ricevute da due fratelli il 28 ottobre 2011.
Non si è mai presentato a processo don Andrè perché è fuggito in Brasile. O meglio, secondo i test di ieri, è stata la Curia a mandarlo via: «dopo un ritiro in Umbria», dice M.B., «un breve rientro in città come cappellano dell’ospedale, è stato mandato in Brasile». Mentre il legale della curia (a processo per responsabilità civile), Luisa Bertini, ha detto che è stato lui ad andare via: «la Curia lo ha mandato in Umbria per la riabilitazione fisica, poi ha deciso lui di tornare in Brasile per una sua tranquillità». Fatto sta che non è mai tornato. A parlare per lui, «sacerdote modello, un po’ rude ma dal cuore grande», i sei test di ieri che hanno capovolto le accuse dei ragazzi fuggiti dalla Legio che hanno dato il via alle indagini 8 anni fa.
«Quella della Legio era una bella realtà», dice F.S., «si pregava, meditava, recitava il rosario. C’erano anche piccoli bisticci, ma sciocchezze di giovani esuberanti. Don Andrè seguendo l’esempio di Fatima faceva in ginocchio il giro della chiesa in preghiera e chi voleva lo seguiva, non lo imponeva. Fantascienza le frustate con il rosario nel pellegrinaggio a Vigolo (Bergamo, ndc). Ho visto Don Andrè dopo l’aggressione subita la notte del 28 ottobre 2011 vicino casa dei fratelli Sandro e Maurizio. Aveva un labbro spaccato, il braccio rotto. Mi ha detto che gli avevano detto che Sandro spacciava droga ed era andato a vedere». Alle 2,30 di notte. Sui baci al pavimento della chiesa i test hanno spiegato che è un gesto rituale. «Anch’io ho baciato il pavimento come Bernardette a Lourdes, non sono stato costretto», spiega A.V.. Nella Legio c’erano regole ma non imposizioni e tanta gioia: un paradiso terrestre. Era l’inferno, invece, per le parti civili, i ragazzi che hanno fatto partire l’inchiesta che in aula tra le lacrime hanno raccontato di frustate, penitenze, menti plagiate tanto da dover uscire da quella che era “una setta”. La Curia non ha mai riconosciuto la Legio come organo religioso. Il 18 luglio la sentenza.
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