Don Antonio ai ragazzi «Dovete cambiare le cose che non vanno»

7 Dicembre 2019

Casoli. Il prete del rione Sanità tra gli studenti del Marino «I miei giovani hanno trasformato la vita della comunità»

CASOLI. «Legalità è avere lo sdegno per le cose che vanno così come vanno. Dovete avere il coraggio di essere i protagonisti di cambiare le cose che non vanno»: è il messaggio che don Antonio Loffredo lascia ai ragazzi dell’istituto Marino che ieri hanno gremito il teatro comunale di Casoli. Un messaggio che funge da anticorpi anche per questa parte d’Abruzzo che lotta quotidianamente per essere immune dalla criminalità. Don Antonio è un sacerdote che di queste cose se ne intente: parroco della chiesa di Santa Maria del rione Sanità di Napoli, prete di “frontiera” grazie al quale tanti giovani sono “rinati” con la cooperativa “La Paranza”. L’occasione per ascoltare don Antonio e due dei suoi ragazzi è stata data dalla terza edizione del Festival della legalità, organizzato dall’istituto Marino.
Iniziamo dal luogo: la Sanità a Napoli, tra la collina di Capodimonte e il resto della città, luogo di chiese, palazzi, e catacombe, fino ai primi dell’Ottocento signorile. Poi fu costruito un ponte, un lungo cavalcavia, che l’ha isolato, facendone quasi un’enclave, o meglio, un ghetto. Una zona difficile, insomma. «Quando arrivai alla Sanità», ha detto don Antonio «avevo cinque parrocchie e dieci tra monasteri, chiese, catacombe, mi trovai una scrivania piena di chiavi e fuori dal mio ufficio c’era un quartiere che dire problematico è usare un eufemismo». Degrado e disoccupazione: questo è stato il benvenuto per don Antonio. Ma lui è uno tosto, figlio di un imprenditore, scommette su quei giovani, li ascolta, li capisce, e insieme decidono di recuperare persone e luoghi: nasce la cooperativa “La Paranza”. Sono una sessantina i ragazzi di strada, o meglio tolti dalla strada, che fanno parte della Paranza, a loro si deve la trasformazione delle catacombe di San Gennaro da sito in abbandono in una delle maggiori attrazioni turistiche della città. Non solo “Paranza” ma anche un’altra cooperativa, “L’officina dei talenti”, e poi teatro, orchestre, doposcuola, una rete sociale tra altre associazioni, negozi, istituzioni.
«Abbiamo fatto un’impresa orizzontale con degli utili, occupazione e lavoro per i giovani, un’idea di cambiamento, di guadagno lecito. Questi ragazzi stanno cambiando non solo la loro vita, ma anche la comunità in cui vivono. L’idea», ha detto il parroco della Sanità, «è produrre infrastrutture civili per il territorio, usando la forza lavoro che c’è: si lavora con le pietre di scarto per costruire l’edificio».
Sono stati Amara, un giovane della Costa d’Avorio, ed Enzo, entrambi della Paranza, a spiegare ai ragazzi la cooperativa, il collante che li unisce, le speranze, il lavoro. Dopo i saluti finali della dirigente del Marino, Costanza Cavaliere, e dei professori Gianfranco Marsibilio (referente del progetto “legalità) e don Giuseppe Schieda, alcuni addetti riavvolgono il manifesto dell’incontro: “Legalità è...” e ritornano a mente le parole di don Antonio e si capisce che legalità è: fare comunità perché il pane bisogna dividerlo, opporre all’inevitabile la resurrezione.
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