Donati dal pm al Comune terreno e casa confiscati

4 Febbraio 2015

I beni a Villa Andreoli tolti al proprietario dopo una condanna per concussione Saranno destinati a orti urbani e a centro di aggregazione per la contrada

LANCIANO. Per la prima volta in città, il Comune riceve un terreno confiscato dalla magistratura. Nello specifico l’amministrazione del sindaco Mario Pupillo ha ricevuto dalla Procura di Lanciano un terreno con immobile confiscato a una persona condannata per concussione, che destinerà a scopi sociali, come previsto dalla legislazione antimafia. La storica “donazione” è avvenuta ieri nel convegno organizzato dalla Caritas diocesana sul tema “La carità è giustizia o la giustizia è carità?”.

È stato il procuratore capo Francesco Menditto a donare simbolicamente il terreno situato a Villa Andreoli all’assessore alle politiche sociali Dora Bendotti sotto gli occhi di un ospite speciale che, alla lotta alla mafia e alle ingiustizie sociali, ha dedicato la vita: don Luigi Ciotti. «I terreni saranno utilizzati per scopi sociali», ha precisato il Comune, «potrebbero essere destinati a orti urbani, e assegnati quasi gratuitamente con un bando pubblico o, se ci saranno i fondi per ristrutturare l’immobile (circa 85mila euro, ndc) a centro di aggregazione per la contrada o ad alloggi sociali. Sarà il consiglio comunale a deliberare sull’utilizzo di casa e terreno».

Una cessione fatta da Menditto che ha descritto Lanciano come «terra sana, che coniuga laicità e fede, in cui sta aumentando però la povertà e la sfiducia dei giovani verso il futuro». Menditto da 3 anni porta avanti una “campagna” sulla legalità nelle scuole superiori in cui cerca di fare capire ai ragazzi l’importanza della formazione di una coscienza civile e che l’onestà paga.

«Educare alla legalità, non basta più», ha detto don Luigi Ciotti, «bisogna educare alla responsabilità perché ognuno fa la propria parte in questo mondo. Essere responsabili di una rivolta culturale che porti alla conoscenza per far emergere cose positive che danno dignità e speranza. La responsabilità deve vincere sulla corruzione che con la mafia, come ha detto oggi il neo presidente Sergio Mattarella, è la faccia della stessa medaglia».

Per don Ciotti deve partire da «dentro, dalle coscienze di ognuno di noi, la voglia di risanare i comportamenti sbagliati. Così che la giustizia guadagni spazio, si radichi e prenda il posto dell’iniquità», ha ripreso il sacerdote, «perché giustizia e carità sono indivisibili; la giustizia è la prima via della carità. Abbiamo bisogno di meno solidarietà e più diritti, più giustizia. Responsabilità, coraggio, dignità servono per farci diventare cittadini veri. Diamoci una mossa, il cambiamento deve partire da noi. Da 400 anni parliamo di camorra, da 200 di mafia, da 120 di ’ndrangheta: siamo noi che abbiamo permesso alle mafie di esistere. Servono leggi certe, buone. Servono dignità, coraggio e responsabilità».

Teresa Di Rocco

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