Donna incinta sfrattata da casa

15 Aprile 2016

La famiglia aveva occupato abusivamente un alloggio popolare in via Aragona

VASTO. Giovedi 14 aprile , ore 10, via Aragona. Scatta la terza fase dell'operazione sfratti. La polizia municipale e i carabinieri notificano ad una famiglia l'ordinanza di sfratto per occupazione abusiva firmata dal sindaco Luciano Lapenna.

Il comandante della polizia locale, Giuseppe Del Moro invita la donna che ha aperto l'uscio a lasciare la casa. E scatta la protesta. La donna è in attesa di un bambino e reclama il diritto a restare nella casa popolare. Spuntano gli striscioni. “I bambini devono restare con mamma e papà", è scritto su un lenzuolo. “Parroco dove sei?" è riportato su un altro striscione. A perorare la causa della donna sfrattata(la quinta in una settimana e oggi tocca ad un'altra) ci sono gli avvocati Corrado Squadrone e Nico Tariddi. Il comandante Del Moro concede alla donna qualche giorno per trovare una sistemazione. Non basta.

La donna e i legali raggiungono il municipio e la protesta si trasferisce in piazza Barbacani. Una guerra fra poveri. Perchè ad aspettare quelle case ci sono altre famiglie che hanno bisogno di un tetto e che hanno anche loro dei figli. «Gli appartamenti occupati abusivamente devono essere vuotati. Vanno assegnati agli aventi diritto», hanno ripetuto ieri il comandante della municipale e il dirigente del Comune, Enzo Marcello e il sindaco Lapenna. Il primo cittadino ritiene sia arrivato il momento di ripristinare la legalità. «Le regole vanno osservate»,dice. Va detto ,per amore di verità, che Lapenna già la scorsa settimana contestualmente all'avvio dell'operazione sfratti ha dichiarato la massima disponibilità a trovare una soluzione per gli sfrattati. Va applicata però la graduatoria di assegnazione stilata dall'Ater. Il Comune fa sapere che cercherà di sostenere le situazioni più drammatiche attraverso un contributo per il pagamento dell'affitto, oppure in una casa famiglia o con un'altra sistemazione temporanea in altra sede. La lista delle famiglie che chiedono un tetto è lunghissima. In graduatoria ci sono 260 nuclei familiari. Chi ha raggiunto i primi posti in graduatoria reclama il tetto e protesta.

Chi però si trova nelle case popolari è disperato perchè non sa dove andare e protesta ancora di più. Una guerra che no piace neppure a chi è costretto a notificare le ordinanze di sgombero. (p.c.)