Donna strangolata in casa Si punta allo sconto di pena

21 Maggio 2015

Dopo il deposito della perizia sull’autopsia la difesa ufficializza il rito abbreviato «Martella non voleva uccidere: valutiamo la richiesta della perizia psichiatrica»

VASTO. Omicidio della Marina. I difensori di Joseph Martella chiederanno il rito abbreviato. I risultati dell’autopsia, consegnati in procura nei giorni scorsi, hanno confermano l’omicidio d’impeto. Gli avvocati Massimiliano Baccalà e Alessandro Orlando confermano a questo punto l’intenzione di chiedere un rito alternativo al processo ordinario. «Intanto leggeremo attentamente i risultati della perizia depositata dal medico legale Pietro Falco e quindi valuteremo, anche se è il caso di chiedere una perizia medica per Martella, atteso che continua ad avere momenti di forte depressione e non ricorda affatto quello che accadde la sera del delitto», dice l’avvocato Baccalà. I magistrati potrebbero richiedere il giudizio immediato.

A distanza di due mesi il movente dell’omicidio resta un mistero. Daniela Marchi, compagna di Martella, è stata sorpresa alle spalle e strangolata con un cavo dall’uomo. È morta in pochi secondi e non si è difesa. Lo attesta la perizia. La prova scientifica è fondamentale in questa inchiesta. La perizia, però, non può certo scoprire che cosa è scattato nella mente dell’uomo la sera dell’8 marzo scorso.

« Martella continua a ripetere di essere morto con la compagna. Chiede scusa e piange», dice l’avvocato Baccalà. «Si è pentito dopo pochi secondi e sta male. È disperato», dice il difensore. L’indagato parla pochissimo. Non ricorda più i minuti che hanno preceduto il delitto. O almeno non ne parla con nessuno. Neppure con i suoi avvocati. Nessuno sa perché quella sera litigò con Daniela Marchi.

L’accusa nei confronti del cinquantasettenne è di omicidio volontario. L’uomo rischia la condanna da 21 anni all’ergastolo. È la circostanza che può determinare la pena più alta. È prevista dall’articolo 575 del codice penale. Con il rito abbreviato i difensori intendono ottenere la pena più lieve. Certo, gli anni di carcere sono comunque tanti. Molto dipenderà dai motivi che hanno condotto l’uomo a uccidere e che probabilmente emergeranno in sede di giudizio. Se l’omicidio volontario è stato aggravato dai futili motivi la pena può essere il carcere a vita. «Valuteremo nei prossimi giorni la richiesta di una perizia medica psichiatrica. Martella non voleva uccidere», ripetono i suoi difensori.

Paola Calvano

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