Donne maltrattate costrette in casa

21 Aprile 2020

L’allarme dei centri antiviolenza: «Non sempre riusciamo a garantire soluzioni»

VASTO. Assicurare l’allontanamento in protezione di donne a rischio di vita nelle mura domestiche. È la questione centrale su cui si stanno battendo i centri antiviolenza abruzzesi, tutti attivi e pienamente operanti anche in queste ultime settimane di emergenza. «È un momento difficile per tutti, per alcuni di più», dice Licia Zulli, responsabile del centro DonnAttiva di Vasto. «Ci sono molte donne, vittime di violenza domestica, costrette a rimanere a casa a contatto con il maltrattante. Stiamo vivendo in questi giorni il dramma di non riuscire a garantire soluzioni efficaci ad alcune di loro». Le case rifugio abruzzesi e i centri antiviolenza DonnAttiva di Vasto e Dafne di Lanciano insieme a La Libellula di Sulmona, Donatella Tellini dell’Aquila, Alpha di Chieti, Non sei sola di Ortona, La Fenice di Teramo, Ananke di Pescara e Donn.è di Ortona hanno sottoscritto un appello alla Regione Abruzzo indirizzandolo al presidente, all'assessorato alla sanità, a quello delle politiche sociali, al dipartimento lavoro-sociale della Regione e alle quattro prefetture abruzzesi, chiedendo una serie di aiuti: una cabina di regia regionale che coinvolga i rappresentati della regione, uffici del dipartimento per la salute e il welfare e i rappresentati dei centri e delle case rifugio; l’attivazione di una procedura regionale semplificata che permetta l’individuazione di strutture ospitanti alternative (strutture alberghiere, B&B, residence, anche eventualmente in accordo con le Prefetture tramite il ricorso alle requisizioni in uso che abbiano caratteristiche adeguate alle esigenze delle donne e dei loro eventuali figli minori, possibilmente in prossimità dei Centri e delle Case rifugio; la disponibilità delle Asl territorialmente competenti alla somministrazione del tampone alle donne accolte nelle strutture temporanee affinché possa essere agevolato il loro successivo ingresso nelle Case rifugio sia locali che fuori regione; la massima collaborazione di tutti enti ed organismi privati coinvolti nel garantire l’anonimato e la riservatezza alle donne e ai minori eventualmente ospitati nonché un sostegno concreto alle incombenze quotidiane di gestione delle strutture individuate. «Inoltre», spiega Zulli, «i centri hanno scritto alle procure e ai tribunali sottolineando l'opportunità di fare ricorso, come via prioritaria sempre preferibile, all'allontanamento dalla casa familiare del maltrattante».