Dopo Cometa chiude Progetto Meccanica

Casoli, anche l’altra ditta del metalmeccanico cessa l’attività: a casa i 23 dipendenti. Manzi (Uilm): «La Honda li aiuti»
CASOLI. Dopo la chiusura annunciata di Cometa, azienda metalmeccanica di subfornitura per motocicli, quad, motoslitte, seadoo (moto d’acqua), piccoli aerei, supercar e treni, che nei giorni scorsi ha ufficializzato la volontà di chiudere i battenti, anche la Progetto Meccanica, altra azienda dell’indotto metalmecannico di Casoli, ha dichiarato ieri di procedere con la cessazione delle attività e il licenziamento dei 23 dipendenti rimasti. Nessun accordo è stato siglato tra la Mevepa srl (che ha rilevato la Progetto Meccanica) e i sindacati.
La Progetto Meccanica, ex Verlicchi di Casoli, fabbrica monocliente Honda che produceva telai e forcelle per gli scooter Sh 125 e 150 della Honda, ha quindi finito la sua corsa dopo alcuni anni di crisi e una difficile vertenza affrontata già nei mesi scorsi con lo sciopero a oltranza convocato dalla Fiom-Cgil. Assieme alla Cometa, che occupava 39 dipendenti, se ne va dunque un pezzo importante della ormai ex fiorente area industriale metalmeccanica di Casoli di cui il consorzio Cisi, rete di piccole e medie imprese nata nel ’92 in sostegno alle aziende della sub fornitura Honda, rappresentava il fiore all’occhiello.
«Si tratta di un pesante dramma per le famiglie coinvolte, una piaga che il territorio e i lavoratori non meritano», interviene il segretario della Uilm-Uil Chieti-Pescara, Nicola Manzi. «Le vicende Cometa e Progetto Meccanica sono peraltro molto simili. Nel caso della vertenza Cometa, tuttavia, la Uilm si è impegnata a sottoscrivere un accordo, lo scorso 12 settembre nella sede della Provincia, che tuteli il più possibile i lavoratori. Bisogna anche premettere che erano scaduti i termini di legge per l’avvio della procedura di mobilità e che l’azienda era sotto concordato preventivo dal 17 febbraio con il Tfr e tre mensilità bloccate». «Quello che abbiamo preteso dall’azienda», interviene la rsu Uilm-Uil di Cometa, «era di poter ottenere qualcosa per la sopravvivenza di questi mesi. Il concordato preventivo prevedeva due soluzioni: la continuità produttiva, che pure abbiamo tentato fino all’ultimo di salvaguardare in questi mesi, o la cessazione delle attività. Ciò che siamo andati a fare in Provincia era trattare sui licenziamenti e fare un accordo il più possibile positivo per i lavoratori, ben sapendo che saremmo potuti andare a casa con uno stipendio di 15 giorni». «Faccio un appello al segretario provinciale della Fiom», prosegue la Rsu Cometa, «quello di non strumentalizzare questa situazione così drammatica, perché dall’assemblea con i lavoratori è venuto fuori che ai dipendenti quel “piatto di lenticchie”, così com’è stato chiamato l’incentivo all’esodo da 4.500 euro serve per andare avanti nei prossimi mesi». Un appello viene rivolto infine da Manzi alla Honda: «Chiediamo massima attenzione per i lavoratori di queste aziende che per decenni hanno contribuito al successo del marchio giapponese e che si sostenga la ripresa dello sviluppo riportando sul territorio lavoro, professionalità e competenze che hanno fatto grande il nome della Honda Italia in Europa e nel mondo».
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