Droga e armi: in manette due vastesi

Arrestati Di Nenno, 66 anni, e Maccarone, 43. Eseguite in tutto 24 ordinanze, sequestrate due aziende del commercio auto
VASTO. Sei mesi fa la Cassazione lo aveva condannato definitivamente a 6 anni e 8 mesi di reclusione. Con la sentenza sembrava essersi chiuso un brutto capitolo della vita di Bruno Di Nenno. Mercoledì è arrivata la sorpresa. Il commerciante, 66 anni, nato a Lanciano ma da molti anni residente a San Salvo, è finito nuovamente nei guai nell’abito dell’operazione “Friends”. Ora è ai domiciliari. Ora il suo difensore, l’avvocato Alessandro Orlando, dovrà dimostrare l’estraneità del suo cliente ai fatti contestati. Secondo la Dda Di Nenno sarebbe un pusher al servizio dei clan “Montanari Li Bergolis- Miucci”. All’alba di mercoledì gli agenti della squadra mobile di Foggia e i finanzieri del Gico di Bari hanno bussato alla porta della sua casa per notificargli una nuova ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Bari. Ventiquattro, in tutto, le ordinanze eseguite, 11 ai domiciliari. Insieme a lui nel Vastese è stato arrestato Alessio Maccarone, 43 anni di Vasto, che viene assistito dagli avvocati Fiorenzo Cieri e Arnaldo Tascione.
L’operazione, partita dal Gargano si è estesa ad Abruzzo, Calabria, Molise, Lazio e Piemonte. L’ennesimo duro colpo alla criminalità organizzata garganica e lucernina. Sgominato un traffico di armi e droga. E in sottofondo c'è anche la ’ndrina. Nei confronti di Di Nenno è stato disposto anche il sequestro di un autosalone di sua proprietà a San Salvo. Il clan è stato incastrato dalle intercettazioni anche se usava un linguaggio criptico. La droga era il “completino del Foggia”. Altri termini “civetta”, erano vino, birra e cavalli.
Il ruolo degli abruzzesi sarebbe stato quello di corrieri dal Gargano al Vastese. I due arrestati sarebbero stati inchiodati dagli specialisti del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della guardia di finanza. Per mesi sono state condotte sofisticate investigazioni economico-finanziarie tese a ricostruire tutte le posizioni patrimoniali degli indagati e di altri che fungevano da prestanome per i negozi giuridici relativi ai beni indirettamente posseduti. Questo ha permesso di sottoporre a sequestro beni risultati nella disponibilità degli indagati per un valore di 2 milioni di euro, consistenti in 10 immobili, 3 autovetture, 2 aziende operanti nel settore del commercio di autoveicoli e 63 rapporti finanziari. L'attività investigativa della Dda di Bari è partita indagando sulle pressioni esercitate dalla malavita su imprenditori impegnati nel settore della trasformazione di prodotti agricoli. Gli imprenditori venivano invitati ad assumere pregiudicati dediti allo spaccio. Gli interrogatori dei principali indagati cominciano questa mattina a Foggia. Domani dovrebbero essere ascoltati i due del Vastese.
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