Droga e mafia, al via la maratona difensiva

10 Febbraio 2016

Parola ai legali dopo che il pm ha chiesto 500 anni di carcere per i 50 imputati, sentenza a fine marzo

VASTO. Operazione Adriatico: è cominciata ieri la lunga maratona difensiva che, suddivisa in diverse udienze, andrà avanti fino a fine marzo, data prevista per la sentenza. Un esercito di avvocati risponde alle accuse del pm Antonietta Picardi, formulate sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino e riportate in una requisitoria di ben 600 pagine. L’accusa ha chiesto in tutto 500 anni di carcere per i 50 imputati. Ieri mattina l’avvocato Alessandro Orlando ha difeso Lorenza Cozzolino, la sorella del collaboratore di giustizia. Il fratello ha puntato il dito contro di lei ricordando due attentati avvenuti a Vasto, l’8 giugno e il 13 luglio 2008 contro due nomadi, Ferdinando e Carmine Bevilacqua. Secondo il pentito sarebbe stata Lorenza Cozzolino a fornire una base d’appoggio in città alla moglie Italia Belsole e alla figlia Giovanna dopo l’agguato. «Lorenza Cozzolino nega nella maniera più categorica ogni addebito e la stessa Belsole dice che la cognata era all’oscuro di tutto», ha affermato l’avvocato Orlando. Per la Cozzolino il pm la scorsa settimana ha chiesto 7 anni di reclusione.

Dodici e nove anni per associazione di stampo camorristico sono stati chiesti rispettivamente per Lino e Carlo Croce, marito di Lorenza Cozzolino. Per i due la stessa Procura ha chiesto l’assoluzione per il narcotraffico e la prescrizione per il possesso di armi. Il difensore Fiorenzo Cieri, attraverso le testimonianze di carabinieri, assistenti sociali e dell’ex sindaco di Gissi Nicola Marisi, ha smontato le accuse di Cozzolino dimostrando che da tempo si erano avvicinati alle forze dell’ordine. «I due Croce sono stati accusati per vendetta», ha asserito l’avvocato Cieri. Furono loro, infatti, negli anni ’90 a far arrestare Cozzolino durante la latitanza. «Come avrebbe potuto Carlo Croce portare Cozzolino a Roma a prendere le armi se ha problemi alla vista?», è stato un passaggio dell’arringa di Cieri, durata un’ora e 45 minuti. Le rivelazioni sono state contestate punto per punto.Uno dei testimoni, un carabiniere della Distrettuale, ha confermato che sui Croce non ci sono riscontri. «Assurdo parlare di associazione», ha rimarcato la difesa. La battaglia giudiziaria va avanti. Domani parleranno i difensori delle figure apicali della presunta associazione di stampo camorristico.

Paola Calvano

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