Droga, l’arrestato scagiona i cognati

Colombaro interrogato dal gip: «Non sapevano fossero piante di marijuana»
VASTO. Tutta colpa del terreno particolarmente fertile. Donato Colombaro, il 34enne trovato dalla polizia con 55mila dosi di marjuana, non pensava di riuscire a produrre così tanta canapa indiana. E comunque non l’avrebbe usata tutta. È stata questa la giustificazione che l’arrestato ha dato ieri al gip del tribunale di Vasto, Caterina Salusti, nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto in carcere. Il difensore, l’avvocato Antonello Cerella, probabilmente chiederà il rito abbreviato per il suo assistito.
Le piante coltivate da Colombaro ed estirpate dalla polizia erano 100. Alte 2 metri, avrebbero prodotto 55mila dosi di droga per un valore di 500mila euro. I cognati dell’uomo, Giuseppe Felice, 42 anni, e Nicolino Monaco, 49, che lo hanno aiutato ad innaffiare le piante e per questo sono agli arresti domiciliari, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I tre sono finiti nei guai al termine di una indagine durata tre mesi. La vicenda ha preso le mosse ad agosto.
La polizia si è accorta che da un negozio di semi e narghilè, a Vasto, uscivano anche dosi di marijuana. Pedinamenti e controlli del titolare, hanno portato alla scoperta: piante di marijuana coltivate in località Bosco Motticce, a San Salvo. Colombaro raggiungeva il campo tre volte alla settimana. I suoi movimenti sono stati ripresi e catturati dalle telecamere. Durante la notte gli uomini dell’anticrimine hanno prelevato campioni per farli analizzare e stabilire il principio attivo. La risposta dell’Arta ha fugato ogni dubbio. Le cento piante alte due metri avevano un principio attivo altissimo, pari al 12%. La posizione di Felice e Monaco appare più lieve di quella di Colombaro. Quest’ultimo ha scagionato i cognati e assicurato che non sapevano che quelle piante fossero di marjiuana. (p.c.)
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