Droga, padre e figlio restano in carcere

Vasto. Interrogati Giuseppe e Paolo Zinni per il traffico di stupefacenti dai Balcani a Pescara
VASTO. Restano in carcere al termine dell'interrogatorio, Giuseppe Zinni, 25 anni, e Paolo Zinni, 55 anni, rispettivamente figlio e padre, entrambi di Vasto, arrestati il 4 marzo con altre 7 persone nel corso di una maxi operazione antidroga partita da Pescara.
Con loro è finita in manette anche la compagna di Giuseppe Zinni, Barbara Cirelli, di Termoli ma residente a Pescara.
I tre sono accusati di far parte di una organizzazione che spacciava la droga arrivata dai Balcani. A difenderli sono gli avvocati Raffaele Giacomucci e Isabella Mugoni.
Nel corso dell'interrogatorio in via remoto, Giuseppe Zinni ha confessato alcuni episodi avvenuti a Vasto, ma non lo spaccio a Pescara. Il padre, al contrario, a detta anche degli avvocati difensori, sarebbe una figura marginale in tutta la vicenda.
Nonostante questo anche lui resta nel carcere di Pesaro dove è stato trasferito dopo la retata. Il figlio Giuseppe è invece rinchiuso nel carcere di Torre Sinello, a Vasto.
I difensori non escludono ricorsi al tribunale del riesame per ottenere almeno la misura degli arresti domiciliari.
Le indagini sulla vicenda sono durate più di un anno. A coordinare le indagini dei carabinieri di Pescara diretti dal tenente Giovanni Rolando è stato il pm Luca Sciarretta. I tre sono finiti in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari, Antonella Di Carlo. (p.c.)
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