Due arrestati non rispondono al giudice

Udienza di convalida in videoconferenza. I difensori chiedono una misura meno dura e l’autorizzazione a tornare al lavoro
LANCIANO. Non parlano per ora gli arrestati per la sparatoria di domenica sera, nella zona industriale di Follani, tra gruppi rivali di albanesi. Nell’udienza di convalida, svolta in videoconferenza dalla casa lavoro di Vasto in cui sono detenuti, davanti al gip Massimo Canosa fanno scena muta i primi due indagati: Behar Gjoka, 22 anni, residente in località Selva di Altino, e Altin Pojana, 39 anni, residente a Fossacesia e indicato come colui che ha sparato al connazionale O.K., 28 anni, il quale rischia di rimanere paraplegico. «Non avendo avuto modo di interloquire con i nostri assistiti», spiega l’avvocato Gaetano Pedullà, che difende Gjoka, «in questa prima fase abbiamo scelto di avvalerci della facoltà di non rispondere. Ma l’intenzione è quella di essere risentiti a breve, per fornire la nostra versione dei fatti».
TESTIMONI È parere delle difese, infatti, che al momento l’indagine dei carabinieri di Lanciano, che in tempi record hanno arrestato i quattro presunti responsabili, si basi per la maggior parte sulle dichiarazioni della parte rivale. Subito dopo la sparatoria i militari del Norm hanno raccolto le testimonianze di E.S., 23 anni, ferito anche lui alla testa con un bastone (10 giorni di prognosi), A.T. e R.T., che erano all’appuntamento nella zona industriale insieme al 28enne O.K. Anch’egli è stato sentito la sera del ferimento, in ospedale.
FERITO GRAVE Il giovane è ricoverato in Neurochirurgia, a Pescara, in prognosi riservata dopo essere stato operato. Il proiettile è stato recuperato nella colonna vertebrale, dove ha provocato un grave danno midollare: non muove più le gambe e rischia di non tornare più a camminare. Nel fine settimana sarà trasferito in un centro di riabilitazione.
LITE AL BAR I quattro hanno raccontato agli investigatori, diretti dal maggiore Vincenzo Orlando, che tutto è partito da una discussione per futili motivi, nata fuori da un bar di corso Trento e Trieste tra E.S. e un altro degli arrestati, Florenc Kurti, 25 anni, residente a Selva di Altino. In centro erano due per parte. Non c’era sicuramente Pojana, che entrerebbe in scena nella zona industriale. «Era con la moglie a Ikea», sostengono i legali, gli avvocati Camillo e Mario La Morgia, «successivamente sarebbe stato convocato per l’appuntamento chiarificatore, ma è quello che raccontano “gli altri”». Kurti, vedendo alcuni amici in compagnia dei connazionali “rivali”, avrebbe detto: “Che fate con questi barboni?”. E l’altro avrebbe risposto per le rime. La vicenda sembra chiusa lì. Invece arriva la convocazione, minacciosa (“Vediamoci sennò vi veniamo a cercare a casa”), per chiarire le cose.
SPARATORIA E FUGA Alle 20, nella zona industriale, si presentano quattro per parte, a bordo di auto di grossa cilindrata. Un gruppo, però, tira fuori pistola e bastone. Dalla colluttazione escono due feriti, uno gravissimo, che vale ai quattro l’accusa di tentato omicidio in concorso, oltre a lesioni personali aggravate e porto abusivo di armi. Il gruppo si dà alla fuga, ma tre vengono fermati a Fossacesia e il quarto, Amarildo Ferko, 23 anni, ad Altino dove risiede. Ai quattro vengono sequestrati due auto Mercedes, cellulari e vestiario. La pistola, una calibro 38, invece non si trova.
UDIENZA DAL GIP Il procuratore Mirvana Di Serio ha chiesto la convalida degli arresti e la conferma della misura cautelare in carcere. Gli avvocati difensori hanno invece chiesto una misura cautelare meno afflittiva per Gjoka e Pojana, che non hanno precedenti, e l’autorizzazione a recarsi a lavoro. «Il nostro assistito lavora, ha tre figli, un mutuo da pagare e vive stabilmente in Italia da anni», dicono i legali di Pojana, «non c’è pericolo di fuga, né quello di reiterazione del reato». Il gip Canosa si è riservato la decisione dopo aver ascoltato gli ultimi due: Ferko, detenuto a Isernia e assistito dall’avvocato Silvana Vassalli, e Kurti, in carcere a Pescara e difeso dall’avvocato Pedullà.
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