E a Santa Maria nasce il comitato

28 Maggio 2023

I cittadini si organizzano. La Lega: «Aiuti dalla Regione». Il Wwf: «Basta costruire»

CHIETI. Un comitato di quartiere per dare una risposta agli sgomberi nella zona di Santa Maria. È quanto sta mettendo in cantiere un gruppo di residenti in seguito allo sgombero di alcuni edifici e, soprattutto, dopo l’ordinanza di sgombero delle scuole Corradi e Vicentini. Portavoce del costituendo comitato è Ettore D’Orazio, che sottolinea come siano «differenti le situazioni dei singoli condomini per le particolarità degli edifici le scelte dalle varie assemblee condominiali», e spiega che «il comitato intende sollecitare gli enti pubblici preposti a mettere in atto ogni intervento necessario per la messa in sicurezza della zona, nonché aiuti e indennizzi per le famiglie che hanno abbandonato i propri alloggi». Il gruppo di cittadini ha già iniziato a confrontarsi con l’amministrazione comunale, e domani dovrebbe presentarsi pubblicamente.
Sulla questione del dissesto intervengono anche i consiglieri comunali della Lega Mario Colantonio, Fabrizio Di Stefano, Liberato Aceto ed Emma Letta. I leghisti invocano «una convergenza di aiuti su tutti i tavoli istituzionali, che Chieti non ha più», ricordano facendo riferimento all’impegno da parlamentare di «Giovanni Pace per la propria città, che pervenire un finanziamento di 120 miliardi di lire creando uno studio sul dissesto della collina teatina e opere di salvaguardia e consolidamento che salvarono interi quartieri». I quattro consiglieri di centrodestra ribadiscono che «il Comune da solo non è in grado di risolvere una simile situazione, sebbene in campagna elettorale avesse promesso ben altro: è necessario che tutte le Istituzioni, in particolar modo la Regione, opportunamente sollecitate dal Comune, si attivino subito affinché si intervenga con urgenza».
Dalla presidente del Wwf Chieti-Pescara Nicoletta Di Francesco la responsabilità di quanto sta accadendo va attribuita anche al fatto che «la parte alta del capoluogo è stata sovraccaricata di cemento, soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, benché se ne conoscesse già allora la fragilità. Oggi se ne pagano le conseguenze. La follia edificatoria non si è arrestata e ai danni del passato se ne aggiungono ogni giorno di nuovi: giunta e consiglio fermino qualsiasi progetto di edifici e strutture in zone ad alta pericolosità».(a.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.