E a settembre taglio di 40 posti nell’organico dei docenti

CHIETI. Escono i dati sulle assunzioni del personale scolastico e in provincia di Chieti è subito allarme. Sono 40 i posti da insegnante in meno rispetto alle attese, taglio consistente dovuto al...
CHIETI. Escono i dati sulle assunzioni del personale scolastico e in provincia di Chieti è subito allarme. Sono 40 i posti da insegnante in meno rispetto alle attese, taglio consistente dovuto al fatto che il Ministero ha autorizzato 5mila posti in meno rispetto a quelli annunciati. E, sebbene la popolazione scolastica sia in diminuzione, con 40 insegnanti in meno (meno 120 in regione) torna l’incubo delle classi troppo affollate. Sono complessivamente 297 le assunzioni a tempo indeterminato previste dal Miur per l’anno 2019-2020. In provincia di Chieti 68 posti sono previsti per la scuola materna, più 14 per gli insegnanti di sostegno; 26 per le elementari, più 3 per il sostegno; un solo posto per le medie; e infine 100 per le scuole superiori. La ripartizione dei posti disponibili viene fatta attingendo per metà dalle graduatorie permanenti e per l’altra metà dai concorsi effettuati.
Di fronte al mancato rispetto delle promesse insorgono i sindacati. Per Andrea Leonzio, segretario Uil Scuola Rua Chieti, i dati ministeriali emanati giovedì scorso sono «il sintomo chiaro che sulla scuola si vuole fare cassa. Ridurre l’autorizzazione chiesta dal ministro di 5000 posti, palesa l’intenzione di tagliare posti di organico, sia pure per motivi legati alla denatalità. È un errore. La circostanza per cui la curva demografica flette è piuttosto l’occasione per ricostituire le condizioni per un rilancio del sistema che a parole tutti vorrebbero fare, quando nei fatti scattano le forbici del Ministero di economia e finanza. Un principio che abbiamo fatto rilevare in sede di audizione parlamentare proprio in relazione alla riduzione degli alunni per classe. Se dovesse andare avanti la scelta del Mef, si ritornerebbe all’antico: la politica dell’austerità, una politica di restrizioni sulla scuola che equivale a ridurre gli investimenti, che in Italia, in termini di prodotto interno lordo sono già i più bassi dell’area euro. La scuola e il futuro di questo paese imporrebbero un incremento di risorse, investimenti che avrebbero nel tempo vantaggi economici e sociali. Ci auguriamo e rivendichiamo nei confronti del governo scelte di politica economica, coerenti con l’accordo sindacale di aprile. L’esecutivo ne dovrebbe tenere conto, magari approfittando del decremento delle nascite almeno per mantenere invariata la spesa destinata all’istruzione. Se non ora quando ci capiterà nuovamente un’occasione del genere? È la domanda che indirizzeremo al ministro e alla maggioranza che lo sostiene», conclude il sindacalista Uil.

