E Carulli scrive alla Asl: troppe criticità

21 Ottobre 2020

Il sindaco di Roccamontepiano a Schael: chi prova a fare il test sperimenta l’incapacità amministrativa

CHIETI. Ha sperimentato in prima persona cosa significa restare in attesa per oltre un’ora in mezzo a uno spiazzale insieme a moglie e figlioletto prima di fare un tampone. E da sindaco ha subito chiamato l’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì, e il suo predecessore, ora consigliere regionale del Pd, Silvio Paolucci, e ha scritto una lettera aperta al direttore generale della Asl, Thomas Schael, per denunciare la situazione. Nella lettera aperta Adamo Carulli, sindaco di Roccamontepiano, parla di «incapacità amministrativa» che sperimenta chi cerca di fare un tampone per il coronavirus. «Il percorso per i tamponi Covid credo che a sette mesi dall’inizio della pandemia continua a mostrare l’incapacità di aver organizzato qualcosa che metta le persone e i bambini in una “normale” situazione di diagnostica preventiva. Un parcheggio senza indicazioni, senza coperture per le intemperie e senza le raccomandazioni scritte, senza transenne, senza distanziometri, senza dispenser igienizzanti per le mani e quanto viene sistematicamente applicato per qualsiasi normale attività commerciale», scrive Carulli.
«Insomma, chi ha necessità di andare nel luogo preposto ai tamponi vive ancora la situazione assurda e surreale di marzo scorso. All’ospedale di Chieti le persone, oltre ad essere lasciate nel parcheggio del 118 autoregolamentandosi per la fila e i turni, vengono lasciati quasi soli al freddo e al vento gelido di questi giorni, tenuto anche conto dell’ubicazione del luogo. Tra un viavai i mezzi, l’Asl non ha attrezzato nessuna infrastruttura utile per garantire il riparo da pioggia e dalle intemperie. Ho contezza di riferirle», scrive il sindaco rivolgendosi direttamente al manager Asl, «che, ad esempio a Cepagatti, lo stesso servizio avviene in condizioni degne di un paese civile. Qui da lei, gli utenti oltre a non usufruire di nessun portico non godono neanche di un corridoio temporaneo coperto, e tutto ciò mentre la seconda ondata di contagi coincide con la stagione più fredda e con l’alta probabilità di intemperie. Tutto accettabile, se fossimo all’inizio di questa situazione ma non dopo sette mesi in cui persino centri commerciali, negozi, ristoranti e uffici pubblici hanno attrezzato indicazioni, percorsi visibili, transenne, igienizzanti per le mani e quanto necessario per garantire sicurezza e applicazioni delle norme». (a.i.)